Sicurezza
I “cenciaioli” raccontano la storia del mito degli stracci a Prato
In un video le testimonianze che hanno ispirato lo spettacolo di Tommaso Santi con Valentina Banci e Francesco Borchi. «Eravamo sporchi, ma quando si andava in villeggiatura i quattrini in tasca non ci mancavano mai»
PRATO. «Dagli stracci si capisce la storia del mondo, se un paese è povero, se è ricco...». Riecheggiano le parole di Curzio Malaparte nelle testimonianze dei “cenciaioli” pratesi, raccolte da Tommaso Santi e ora rese disponibili su Youtube in un video di circa 12 minuti che si intitola “Stracci, idea per un documentario”. Sono i racconti che nel 2008 hanno ispirato lo spettacolo “Stracci”, prodotto dal Kulturificio N7, scritto da Santi, diretto e interpretato da Valentina Banci e Francesco Borchi. Stracci è il secondo capitolo della Trilogia della Fatica, tre spettacoli sulla memoria e sul lavoro. Lo spettacolo ha debuttato a Prato, nel magazzino Masi di Vergaio, il 22 maggio 2008 riscuotendo un grande successo.
Nel video, che può essere considerato una sorta di testamento spirituale di un lavoro che ora non è più diffuso come nel periodo compreso tra le due guerre e negli anni Sessanta, i vecchi cenciaioli ricordano come hanno iniziato. «Tiravamo la coda al diavolo» dice uno di loro parlando del duro lavoro della sfoderatura. Un lavoro che spesso si prolungava fino al sabato e alla domenica. «Eravamo sporchi, pieni di polvere, ma quando si andava in villeggiatura ci trattavano bene, perché i quattrini in tasca non ci mancavano mai».
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