Il Tirreno

Prato

I quaranta profughi siriani sono spariti nel nulla

I quaranta profughi siriani sono spariti nel nulla

Dopo una breve sosta alla Villa del Palco se ne sono andati alla spicciolata L’assessore all’Integrazione Silli: «Avrebbero potuto restare solo fino a giovedì»

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. I profughi siriani arrivati a Prato giovedì sera sono spariti da Villa del Palco, i primi trenta hanno lasciato la struttura nel pomeriggio di sabato, gli ultimi nella notte dello stesso giorno. A dare la notizia i volontari della Villa al Palco che ieri mattina hanno trovato i letti vuoti. «Il Comune non ha nessuna responsabilità – ha puntualizzato l'assessore all' integrazione Giorgio Silli – comunque avrebbero potuto rimanere alla Villa soltanto fino a giovedì prossimo, se sono andati via prima è stato meglio». Tecnicamente i quaranta profughi, tra cui 14 minori, non erano soggetti a misure restrittive e quindi potevano muoversi per la città. Da ieri sono però immigrati irregolari , quindi se venissero fermati potrebbero incorrere nel reato di clandestinità, anche se nessuno ha dato ordine di cercarli. Dalla prefettura ipotizzano che nei tre giorni di soggiorno pratese si siano organizzati, grazie ad una rete di parenti e amici, per lasciare la città e andare verso le mete pianificate al momento della partenza: Milano, la Germania e l'Olanda. Del resto se non fosse così sarebbe stato alquanto difficile muoversi con bambini piccoli a seguito, una persona anziana e un malato di cuore. Altra ipotesi è che abbiano pagato qualcuno per farsi accompagnare in altre città da dove poi poter lasciare il Paese: l' impressione dei volontari della Villa, della Caritas, del Comune e della stessa prefettura è che fossero persone di un ceto sociale superiore e quindi in possesso di denaro e di strumenti, quasi tutti avevano degli smartphone, per pianificare velocemente la fuga. Nei pochi giorni di soggiorno pratese, comunque, hanno lasciato un ottimo ricordo di sé. «Sono persone estremamente educate e molto collaborative– spiega una volontaria – non si sono mai voluti far servire a tavola, ogni volta ringraziavano e alla fine di ogni pasto aiutavano a rigovernare la stanza». Nell'aria, comunque, c'era la sensazione di una fuga, sabato sera quelli che ancora erano a Prato hanno chiesto il permesso di portare in camera pane, frutta e formaggio. Probabilmente il necessario per sopravvivere il giorno successivo. Venerdì in mattinata tutti sono stati sottoposti ad una visita medica e nel pomeriggio gli è stata data la possibilità di essere fotografati per iniziare le pratiche di richiesta dell'asilo politico, ma nessuno ha voluto posare, per paura di essere riconosciuti o più probabilmente per non essere schedati in Italia, visto che da lì a poco se ne sarebbero andati.

Alessandra Agrati

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa