Il Tirreno

Prato

Io, attrice e atleta del cuore innamorata della mia città

di Barbara Burzi
Io, attrice e atleta del cuore innamorata della mia città

Dopo anni di attività in Italia e all’estero, Valentina Banci è tornata a casa chiamata da Paolo Magelli «L’opportunità di potersi allenare continuamente è fondamentale per la qualità del nostro lavoro»

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PRATO. Dopo aver girovagato per palcoscenici italiani ed europei, dal 2011 ha messo radici a Prato, cioè da quando è entrata a far parte della compagnia stabile del teatro Metastasio. Valentina Banci, attrice pratese, crede fermamente nel modello produttivo di matrice mitteleuropea proposto dal direttore artistico Paolo Magelli con cui aveva già collaborato in passato. «La possibilità di lavorare in modo continuativo è molto importante per un artista - afferma - se è vero che l’attore è un atleta del cuore come sosteneva Artaud, non solo perché sul palco è presente col corpo ma perché è coinvolto con tutta la sfera emotiva, avere l’opportunità di allenarsi continuamente è fondamentale». Un esercizio costante quello di Valentina, se si considera che quando è lontana dai riflettori si alterna con i colleghi che fanno parte della rosa dei cinque della compagnia stabile alla guida dei laboratori teatrali per i ragazzi delle scuole, dai quali trae beneficio anche il teatro. «Il lavoro che facciamo con gli studenti sta lasciando il segno perché il Met non è mai stato così pieno di giovani - fa notare - a dimostrazione del meccanismo virtuoso che questo genere di attività è in grado di innescare».

Un sensibile abbassamento dell’età media del pubblico unito all’aumento del numero di abbonamenti, secondo l’attrice sono «i primi segnali della voglia di rinascita che si respira in città, ma purtroppo le scelte politiche degli ultimi 15 anni non sono state in grado di supportarla». Entrando nello specifico delle questioni, ce n’è una che sta particolarmente a cuore a Valentina Banci, e riguarda appunto la proposta culturale. «Premesso che la cultura va finanziata perché la qualità e i professionisti costano - dice - a Prato come altrove in Italia si tende ancora a confondere il professionismo con il dilettantismo, ma non credo che realtà dilettantistiche presenti anche sul nostro territorio debbano essere finanziate coi soldi pubblici (semmai supportate mettendo loro a disposizione spazi e logistica), altrimenti si rischia di disperdere sforzi ed energie che invece andrebbero concentrati su quelle attività portate avanti da istituzioni culturali riconosciute, come il Pecci, Officina e lo stesso Metastasio».

«Ci vorrebbe maggiore partecipazione da parte dei privati poiché è impensabile che si possa sostenere e ampliare l’offerta culturale solo con le risorse pubbliche -prosegue - mi auguro che d’ora le politiche vadano in questa direzione, favorendo gli investimenti di cui c’è un gran bisogno».

Della sua Prato è innamorata e in quanto tale, non può non scorgerla (la bellezza) in ogni angolo della città, tuttavia, sostiene che «se ci fosse stata una politica più attenta alla salvaguardia dell’immenso patrimonio di archeologia industriale a disposizione e invece delle poche ciminiere rimaste fossero state conservate tutte come monumenti, sarebbe stata ancora più bella. Oserei dire unica al mondo».

Diplomata alla bottega teatrale di Vittorio Gassman, come attrice ha collaborato in produzioni di Giorgio Abertazzi, Massimo Luconi, Leo de Berardinis e molti altri. Il suo volto è noto al pubblico anche per le sue performance all’interno della trilogia della fatica, nata da un’idea del collettivo Kulturificio n.7 che ha fondato insieme ad altri suoi colleghi. Con la trilogia lo scopo era quello di mettere in scena tre spettacoli sulla tradizione e il lavoro di cui ha curato anche la regia.

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