Italia
Pecci, Cavallucci replica a Solidarnosc: "Critiche infondate"
Il sindacato polacco e i dipendenti del museo di Varsavia hanno attaccato il favorito alla direzione del museo pratese
PRATO. Venerdì il cda del Centro Pecci doveva verificare se il nuovo direttore Fabio Cavallucci ha firmato il contratto triennale come direttore artistico del nuovo museo, ma stranamente nello stesso giorno sono arrivate alla stampa due lettere del sindacato a cui sono iscritti i dipendenti del Castello Ujazdowski di Varsavia, il museo di arte contemporanea diretto da Castellucci dal 2010.
La seconda, inviata nel settembre 2013 al direttore Cavallucci e al ministro della cultura polacco, da un sindacalista di Solidarnosc è la più attuale, anche se i problemi ipotizzati sono gli stessi. Innanzitutto si chiedono delucidazioni sulla situazione finanziaria del museo polacco, nonostante abbia ricevuto più soldi degli anni precedenti, visto che ci sono problemi allo svolgimento del programma.
Poi si elenca una serie di punti «che ci preoccupano» - si legge - cominciando dalla mancanza di comunicazione con il team a causa dei pochi incontri sulla programmazione: «Tu solo - è l’accusa - prendi le decisioni». Un altro punto toccato dalle lettera riguarda «la mancanza di pianificazione a lungo termine, con mostre o cancellate o spostate a non più di 2 mesi dall’inaugurazione, così come per la disorganizzazione nella promozione e raccolta fondi dei dipartimenti». Nella lettera anche varie accuse da quello di «sminuire il ruolo del’istruzione nelle istituzioni culturali nazionali» a quelle che riguardano la gestione delle risorse finanziarie con «le perdite dovute dal mancato rispetto dei piani e degli investimento», per chiudere con apposito capitolo sulla «marginalizzazione intenzionale del programma Strefa per la musica al caste Nella parte finale della lettera si legge: «Il sindacato Solidarnosc ha riferito problemi legati al funzionamento del museo, derivanti da cattiva gestione per oltre un anno mentre le nostre iniziative (dei dipendeti ndr) come la lettera del maggio 2012 non hanno mai ricevuto una risposta equa, nè a cambiamenti nella gestione». La missiva chiude con un’affermazione pesantissima e l’accusando al direttore di responsabilità della «bancarotta finanziaria e morale del museo».
La risposta di Fabio Cavallucci da Varsavia non si è fatta attendere. «All'elenco di critiche - afferma - ho ampiamente risposto a suo tempo, nel maggio 2012 e nell'ottobre 2013, ma se quanto riportato fosse stato vero, un ministro della Cultura avrebbe preso provvedimenti se una sola delle cose dette nelle lettere dei sindacati avesse un qualche briciolo di verità». «Da quando sono qui - prosegue - budget e visitatori sono aumentati. E questi sono dati oggettivi».
Cavallucci spiega innanzitutto che si trattava di rivendicazioni e di proteste di un sindacato «vecchia maniera», che aveva così reagito al nuovo corso instaurato dall'arrivo di un nuovo direttore dopo 30 anni di assoluto immobilismo. Cavallucci rivela che proprio ieri si è recato al ministero della cultura per chiedere se fosse possibile lasciare anticipatamente il suo incarico a Varsavia, nonostante la scadenza sia alla fine del 2014. Alla omanda se è per venire a dirigere il nuovo Centro Pecci, Cavallucci risponde che ha fatto domanda perché è convinto di poter fare bene. «Non vorrei che queste lettere creassero dei problemi alla mia nomina, ma spero - conclude - che venga chiarito tutto».
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