Sicurezza
«Gli autovelox arancioni in via Firenze sono regolari»
Il comandante della polizia municipale fa chiarezza sulla querelle aperta dal ministero dei Trasporti sull’utilizzo di un tipo di box installato nelle strade urbane. E avverte: «I nostri sono ok e li stiamo utilizzando»
di Mario Moscadelli
PRATO. Avviso agli automobilisti: quella specie di bussolotti arancioni piazzati in via Firenze non sono Velo ok o Speed check e, dunque, non rientrano nella querelle aperta dal ministero dei Trasporti sulla loro regolarità. Duque, non saranno tolti. Molti Comuni, infatti, anche toscani, si sono trovati spiazzati dal parere dato dai dirigenti romani su questi apparecchi, che negli ultimi anni sono spuntati come funghi lungo le nostre strade. Secondo i funzionari del ministero «non sono inquadrabili in nessuna delle categorie di dispositivo o segnaletica previste dal Codice della strada», pertanto «non sono suscettibili né di omologazione né di approvazione o autorizzazione». Ma, come detto, non è il caso pratese. «Quelli da non utilizzati - spiega Andrea Pasquinelli, comandante dei vigili urbani di Prato - si chiamano tecnicamente soft box e sono regolari alloggi per autovelox mobile. Sono apparecchi forniti dalla Sodi scientifica e non rientrano nel caso, comunque discutibile, aperto dal ministro dei Trasporti. Sono molto simili ai Velo ok, è vero, ma non rientrano sssolutamente nel parere espresso dal ministero».
Ma come funzionano, allora, i soft box di via Firenze? «In maniera saltuaria - continua Pasquinelli - posizioniamo un autovelox all’interno di uno di questi alloggi. Ovviamente, quando è in funzione, è presente una pattuglia. Sfruttiamo la presenza di 10 contenitori per cambiare il collocamento dell’autovelox, in modo da produrre un effetto deterrrente contro l’alta velocità. E devo dire che la presenza di questi box ha dato dei risultati importanti in termini di lotta all’alta velocità in questa strada», che collega Prato a Calenzano. Box posizionati all’inizio del 2013: ma quante multe sono state fatte fino a oggi? «Nonostante un costante utilizzo, posso dire che le sanzioni elevate non sono state tantissime».
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