Il Tirreno

Prato

Spazio all’arte nell’ex tipografia

di Maria Lardara
Spazio all’arte nell’ex tipografia

Nell’edificio di via Tintori a Prato sarà allestita una mostra, tra un mese l’inizio dei lavori di riqualificazione

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PRATO. Le cassettiere d’epoca sono intatte, i macchinari spenti. I ferri del mestiere ancora adagiati sulle mensole di lavoro: spessori, lastre, lettere, rulli. Odore di vecchio, odore di storia. E’ così, da dieci anni e più ormai. Fabbriche dismesse, luoghi dimenticati e incastonati tra gli edifici del centro storico. C’è un piccolo portone in via Tintori 12, dove anticamente scorrevano le gore, che custodisce uno scrigno di saperi artigianali ormai chiusi in un cassetto.

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Dalle ceneri di una piccola tipografia abbandonata – si chiamava “Tipolito – Artestampa” - che mai ha conosciuto l’era del digitale sboccia l’arte contemporanea, per l’intuizione di Luca Gambacorti (fondatore delle gallerie Lato e Moo in centro). Era destino che l’architetto, durante uno dei suoi sopralluoghi , dovesse mettere piede in questo fondo sfitto. Anche perché la famiglia proprietaria della tipografia è la stessa che ha commissionato allo studio Lato un intervento di ristrutturazione al primo e secondo piano di un edificio disabitato da circa vent’anni.

Si tratta di quattro appartamenti e due uffici: al piano terra, appunto, sorgeva la tipografia su uno spazio di 150 metri quadrati. «L’immobile – spiega Gambacorti - ha due accessi, uno da via Garibaldi e un altro da via Tintori. Il fondo dell’ex tipografia dovrà diventare il deposito e cantiere dei lavori. Un mese fa abbiamo scoperto un luogo ricco di fascino e sarebbe stato un peccato smantellarlo. Così abbiamo chiesto al proprietario se potevamo ripulire il fondo per restituirlo alla vista dei pratesi, anche se per un breve periodo. Visto che casualmente abbiamo conosciuto Valentina Baroncelli, un’artista di Vernio che ha fatto un interessante lavoro di incisione sulle fabbriche dismesse a Prato, questo ci sembrava il luogo più congeniale per farla esporre».

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Così, sabato 22 marzo alle 19 s’inaugurerà “Prato dorata”: 13 incisioni all’acquaforte, acquatinta e ceramolle riproducono alcuni insediamenti dismessi come l’ex Banci e l’ex cementizia di via Firenze. Omaggio alla storia produttiva degli anni d’oro di Prato, quando Berta filava. Dopo la mostra che andrà avanti fino al 26 aprile, sarà allestito il cantiere edile abbattendo una parte del solaio e realizzando un collegamento in modo da tirare giù i calcinacci. Tutto l’armamentario della vecchia tipografia “Tipolito”, compresi gli oggetti più curiosi e ricoperti di polvere - dal portfolio dei clienti al manuale d’istruzioni per stampare bigliettini - rimarrà in piedi.

«Abbiamo suggerito al proprietario dell’immobile di non sbarazzarsi di questi preziosi oggetti. Potrebbero costituire l’arredo di un locale adibito a paninoteca o brasserie: con questa idea - dicono dallo studio Lato - abbiamo presentato alla proprietà un progetto di riqualificazione dello spazio». Per l’allestimento della mostra sono stati utilizzati cartoncini gialli e scatoloni di carta, tutto materiale rinvenuto in tipografia: sui tavoli saranno adagiati libri di grafica d’inizio Novecento a cura dell’associazione l’Asterisco. Un modo per restituire alla città luoghi che appartengono alla loro memoria.

«Un invito ai proprietari dei tanti fondi in centro – conclude Gambacorti -: non li tengano chiusi e abbandonati. Meglio farsi venire un’idea, originale come in questo caso, per riaprirli alla città».

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