Il dolore
«Per stare tranquilla ho detto no all’affitto e non me ne pento»
Rita Romagnoli fino a 4 anni fa percepiva 1500 euro al mese da una ditta cinese: «Sono stata una buona profeta»
PRATO. Esperienza docet. E c’è a chi l’esperienza del blitz in un capannone affittato a cinesi ha insegnato molto, tanto da fare una scelta “coraggiosa”. Questione di priorità: o alimentare l’insonnia notturna al pensiero che il tuo immobile possa trasformarsi in un dormitorio, o fare a meno di quell’introito di 1500 euro al mese che, per un piccolo proprietario anziano, può diventare un modo per arrotondare la pensione. Per Rita Romagnoli, ex consigliera comunale prima Ds e poi Partito democratico, questa scelta si è consumata quattro anni fa.
Ovvero, basta affitto ai cinesi, a costo di tenere quel fondo sfitto. E col senno di poi, la svolta storica nell’inchiesta sul rogo di via Toscana con gli arresti domiciliari dei due proprietari italiani, la fa saltare sulla sedia: «Diciamo che sono stata prevenuta, una buon profeta. Io e mia mamma abbiamo pensato che i sonni tranquilli valessero più di 1.500 euro al mese. D’altro canto, oggi o si affitta ai cinesi o non s’affitta proprio.
Per gli italiani non c’è mercato». La storia risale a qualche anno fa: la madre di Rita, ora artigiana in pensione, mandava avanti una piccola orditura in via Daniele Manin, zona Chiesanuova. Quando chiuse la ditta nel 2000, decise di dare in affitto i due piccoli stanzoni di 250 metri quadrati di superficie in tutto. Nulla di strano, finché Berta filava. Prima entrarono gli italiani con la roccatura, poi i cinesi vi trapiantarono il laboratorio di confezione.
«Era il 2004 e le prime esperienze furono positive, ma successivamente ogni due anni iniziò a cambiare la ragione sociale del locatario. Poi per una serie di circostanze io e mia madre fummo molto impegnate a risolvere problemi familiari. Ci siamo fidate, purtroppo. Sapevamo, del resto, che per legge non avremmo potuto controllare come ci aveva rassicurato il consulente».
Nel febbraio 2010 successe qualcosa di grave. Era una sera di febbraio, Rita si trovava a casa quando le squillò il telefono.
Dall’altra parte c’erano i vigili: la squadra interforze era entrata nei suoi capannoni rilevando tutto il copione di irregolarità. Dagli abusi edilizi in cartongesso, alla cucina abusiva con le bombole. «Quando sono entrata ho avuto un colpo, a vedere tutte quelle bombole. C’è stato un processo, nel quale mi sono costituita parte civile. All’epoca non era prevista ancora la confisca dei macchinari ma per diversi mesi furono posti i sigilli all’immobile. Ricordo che ansia andare tutti i giorni a controllarli».
L’episodio è stato la molla che ha fatto dire a Rita basta. «Non abbiamo rinunciato a quei 1500 euro al mese a cuor leggero perché non siamo certo benestanti ma in una scala di priorità la salute viene prima di tutto. Penso che chiunque affitti ai cinesi debba porsi una questione di coscienza e di responsabilità civile verso il prossimo».
A Rita Romagnoli non le si può dare torto ma c’è chi invece affitta ai cinesi e si impone di andare anche a verificare almeno una volta al mese che non siano state commesse irregolarità.
Si può chiedere un affitto più basso e pretendere il rispetto delle regole.
E’ chiaro che bisogna avere la volontà di inserire nel contratto di locazione una clausola con l’obbligo all’inquilino di far entrare il proprietario una volta al mese e trovare il tempo per andare a verificare che non siano state commesse irregolarità come abusi edilizi o cucine volanti con bombole di gas.
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