Sicurezza
Pecci, dalla Polonia un siluro al nuovo direttore
Prato, due lettere del sindacato Solidarnosc mettono sotto accusa Fabio Cavallucci numero uno di un museo di Varsavia e presto a capo del Centro Pecci
PRATO. Oggi, venerdì 21 marzo, il cda del Centro Pecci dovrebbe verificare se il nuovo direttore Fabio Cavallucci ha firmato il contratto triennale come direttore artistico del nuovo museo, ma stranamente proprio ieri sono “arrivate” alla stampa due lettere del sindacato, a cui sono iscritti i dipendenti del Castello Ujazdowski di Varsavia, il museo di arte contemporanea diretto da Castellucci dal 2010.
La seconda, inviata nel settembre 2013 al direttore Cavallucci e al ministro della cultura polacco, da un sindacalista di Solidarnosc è la più attuale, anche se i problemi ipotizzati sono gli stessi. Innanzitutto si chiedono delucidazioni sulla situazione finanziaria del museo, nonostante abbia ricevuto più soldi degli anni precedenti, visto che ci sono problemi allo svolgimento del programma.
Poi si elenca una serie di punti «che ci preoccupano», cominciando dalla mancanza di comunicazione con il team, dato non ci sono incontri sulla programmazione: «tu solo - è l’accusa - prendi le decisioni». Punto secondo: «la mancanza di pianificazione a lungo termine, con mostre o cancellate o spostate a non più di 2 mesi dall’inaugurazione, così come per la disorganizzazione nella promozione e raccolta fondi dei dipartimenti».
Si passa poi ad un’accusa molto pesante, come «sminuire il ruolo del’istruzione nelle istituzioni culturali nazionali». Altre accuse riguardano la gestione delle risorse finanziarie con «le perdite dovute da mancato rispetto di piani di progetto nel campo della programmazione o di investimento», per chiudere con apposito capitolo sulla «marginalizzazione intenzionale del programma Strefa per la musica al castello».
Tralasciamo l’elenco delle cifre nei vari capitoli per riportare la parte finale «il sindacato Solidarnosc ha riferito problemi legati al funzionamento del museo, derivanti da cattiva gestione per oltre un anno, le nostre iniziative come la lettera del maggio 2012 non hanno mai ricevuto una risposta equa, nè a cambiamenti nella gestione», per chiudere con un’affermazione pesantissima accusando il direttore di responsabilità della «bancarotta finanziaria e morale del museo».
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