Finanza
Arresti per l’incendio di via Toscana
Ai domiciliari anche i proprietari del capannone. La procura: «Sapevano delle irregolarità»
PRATO. Cinque misure di custodia cautelare sono state eseguite dalla Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta sull'incendio della confezione Teresa Moda dove lo scorso dicembre hanno perso la vita sette operai cinesi. Uno dei capannoni dell'immobiliare proprietaria dell'immobile, la Mgf, è stato sequestrato a scopo preventivo. Le misure riguardano due italiani, i fratelli Giacomo e Massimo Pellegrini, soci dell'immobiliare proprietaria del capannone bruciato che sono accusati di omicidio colposo plurimo aggravato e incendio colposo aggravato e che attualmente, assistiti dall'avvocato pratese Alberto Rocca, si trovano agli arresti domiciliari con il limite previsto nell'ordinanza di custodia cautelare di un mese. L’avvocato ha già presentato la richiesta di revoca del provvedimento di custodia cautelare al Tribunale del riesame. Insieme ai due proprietari l'ordinanza ha raggiunto anche tre cinesi, due donne e un uomo, ritenuti gestori di fatto dell'attività, per cui è scattata la custodia cautelare in carcere. Le donne, Lin Youli e Lin You Lan sono sorelle mentre l'uomo, Xu Xiaoping, è il marito di una delle due. La coppia viveva all'interno del Teresa Moda e ne gestiva l'attività coordinando il lavoro dei dipendenti mentre Lin Youli è considerata la titolare di fatto (la vera titolare, irreperibile, risulta però essere una prestanome) in quanto si occupava dell'amministrazione, dei rapporti con i clienti e i fornitori e di quelli con i proprietari dell'immobile. Nel caso dei tre cinesi - rispettivamente di 39, 42 e 40 anni - le accuse che si sommano a quella di incendio e omicidio colposo sono sfruttamento della manodopera clandestina e omissione delle cautele antinfortunistiche. L'uomo è uno dei feriti nel rogo. Complessivamente all'interno della fabbrica c'erano infatti 10 persone: sette sono decedute, due sono state arrestate. La decima persona, un uomo, è riuscito a mettersi in salvo. «La società immobiliare proprietaria del capannone ha in città altri sei, sette immobili. La stragrade maggioranza degli edifici erano stati controllati prima dell'incendio del primo dicembre e all'interno erano già state trovate irregolarità. Uno degli immobili era stato controllato dopo l'incendio e anche in questo caso non tutte le regole erano rispettate», ha commentato il procuratore capo della Repubblica Piero Tony intervenuto alla conferenza stampa con il colonnello della Finanza Gino Reolon e il capo della squadra mobile Francesco Nannucci. La Procura, nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal sostituto procuratore Lorenzo Gestri, sostiene che i soci della società immobiliare fossero a conoscenza delle irregolarità che c'erano all'interno del Teresa Moda e che proprio per questo percepissero un canone più alto (2.600 euro al mese). Per questo motivo, sommato al sospetto di inquinamento delle prove, si trovano agli arresti domiciliari. E' stato inoltre sequestrato in via preventiva un capannone di proprietà di Mgf. Il sequestro preventivo è il primo provvedimento del genere che viene eseguito a Prato. "E' stato possibile - ha spiegato il pm Gestri - perché siamo stati in grado di sostenere che i soci dell'immobiliare erano consapevoli della situazione». Dal 27 al 29 febbraio del 2012 l’immobiliare rientrò in possesso del capannone ( prima di riaffittarlo a Teresa Moda )e, secondo gli investigatori, le opere abusive erano già presenti in via Toscana. (i.r.)
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