Il Tirreno

Prato

Strage del Macrolotto, cinque arresti Due sono i proprietari del capannone

Paolo Nencioni e Ilenia Reali
Strage del Macrolotto, cinque arresti Due sono i proprietari del capannone

Prato, per tutti è scattata l'accusa di omicidio colposo plurimo. Arresti domiciliari per gli italiani e carcere per i gestori di fatto dell'attività del Teresa Moda di via Toscana. Il plauso dell'assessore Milone alla Procura

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PRATO. Cinque misure di custodia cautelare sono state eseguite dalla Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta sull'incendio della confezione Teresa Moda dove lo scorso 1° dicembre hanno perso la vita sette operai cinesi. Uno dei capannoni dell'immobiliare proprietaria dell'immobile, la Mgf, è stato sequestrato a scopo preventivo.

(Il procuratore capo Piero Tony legge l'accoglimento da parte del Gip dell'ordinanza di custodia cautelare)

Le misure riguardano due italiani, i fratelli Giacomo e Massimo Pellegrini, soci dell'immobiliare proprietaria del capannone bruciato che sono accusati di omicidio colposo plurimo aggravato e incendio colposo aggravato e che attualmente, assistiti dall'avvocato pratese Alberto Rocca, si trovano agli arresti domiciliari con il limite previsto nell'ordinanza di custodia cautelare di  un mese. Insieme ai due proprietari l'ordinanza ha raggiunto anche tre cinesi, due donne e un uomo, ritenuti gestori di fatto dell'attività, per cui è scattata la custodia cautelare in carcere. Le donne, Lin Youli e Lin You Lan sono sorelle (e proprio come "le sorelle" erano conosciute nell'ambiente imprenditoriale) mentre l'uomo, Hu Xiaoping, è il marito di una delle due. La coppia viveva all'interno del Teresa Moda e ne gestiva l'attività coordinando il lavoro dei dipendenti mentre Lin Youli è considerata la titolare di fatto (la vera titolare, irreperibile, risulta però essere una prestanome) in quanto si occupava dell'amministrazione, dei rapporti con i clienti e i fornitori e di quelli con i proprietari dell'immobile.  Nel caso dei tre cinesi - rispettivamente di 39, 42 e 40 anni -  le accuse che si sommano a quella di incendio e omicidio colposo sono sfruttamento della manodopera clandestina e omissione delle cautele antinfortunistiche. L'uomo è uno dei feriti nel rogo. Complessivamente all'interno della fabbrica c'erano infatti 10 persone: sette sono decedute, due sono state arrestate. La decima persona, un uomo, è riuscito a mettersi in salvo.

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(Le foto degli operai morti nell'incendio)

(Il video degli arresti)

LE REAZIONI "Provvedimento che responsabilizza i proprietari"

Una conferenza stampa quella organizzata in procura dove non si è nascosta la soddisfazione per le indagini. Il procuratore capo Piero Tony ha spiegato che "la società immobiliare proprietaria del capannone ha in città altri sei, sette immobili. La stragrade maggioranza degli edifici erano stati controllati prima dell'incendio del primo dicembre e all'interno erano già state trovate irregolarità. Uno degli immobili era stato controllato dopo l'incendio e anche in questo caso non tutte le regole erano rispettate".

(L'intervento del colonnello della Guardia di Finanza Gino Reolon durante la conferenza stampa)

La Procura, nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal sostituto procuratore Lorenzo Gestri, sostiene che i soci della società immobiliare fossero a conoscenza delle irregolarità che c'erano all'interno del Teresa Moda e che proprio per questo percepissero un canone più alto (2.600 euro al mese).  Per questo motivo, sommato al sospetto di inquinamento delle prove, si trovano agli arresti domiciliari. E' stato inoltre sequestrato in via preventiva un capannone di proprietà di Mgf (la legge applicata). Il sequestro preventivo è il primo provvedimento del genere che viene eseguito a Prato. "E' stato possibile - ha spiegato il pm Gestri - perché siamo stati in grado di sostenere che i soci dell'immobiliare erano consapevoli della situazione che c'era all'interno del capannone e abbiamo ricostruito da quando (circa due anni ndr)". Un sequestro effettuato in considerazione del vantaggio patrimoniale conseguito.

Le misure cautelari sono state eseguite da personale della squadra mobile di polizia, coadiuvato dalla Guardia di Finanza che ha acquisito documentazione utile alla prosecuzione delle indagini, condotte fin dall'inizio dalla squadra mobile con la collaborazione dei vigili del fuoco e dell'Asl di Prato.

FOTO Dentro la fabbrica dormitorio

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(Le operazioni di spegnimento del rogo - Clicca sulla foto per guardare la fotogallery)

Nei giorni successivi al rogo, la Procura iscrisse nel registro degli indagati quattro persone, tutte cinesi: la titolare dell'azienda, ufficialmente residente a Roma, e tre gestori di fatto. I reati ipotizzati erano omicidio plurimo colposo, disastro colposo, omissione di norme di sicurezza, sfruttamento di mano d'opera.

L'incendio si sviluppò nell'angolo del capannone adibito a cucina. Le vittime dormivano in un soppalco, in loculi ricavati con cartone e cartongesso. Oltre ai sette morti ci furono tre feriti (Tutti gli articoli).

VIDEO Il dramma dei soccorsi

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