Gioco
In fabbrica sullo skate di corsa verso il futuro Tour nell’altra Prato
Un viaggio in 7 ex aziende tessili trasformate in loft dove lavorano fotografi, commercialisti, architetti, stilisti
PRATO. Forse pochi lo sanno, ma c’è un’azienda, a Prato, nella quale operai e padroni per spostarsi usano monopattini, biciclette o sullo skate. Entri e vedi colori e quadri d’autore alle pareti. L’azienda vende in tutto il mondo, la crisi non la sente e se si parla con gli operai la risposta è: «Qui noi ci sentiamo a casa». Poi si fanno una partita di ping pong sul tavolo là in fondo al capannone. Non è fantasia è la normalità nell’azienda dei Fratelli Conforti a Oste di Montemurlo che commerciano in stoffe pregiate.
Questo è un viaggio in sette luoghi di lavoro trasformati: da ex capannoni tessili a spazi di design, studi professionali, di fotografici, spazi per la creatività e gli affari. Un tour fatto in compagni di un architetto curioso della città, Valerio Barberis. «Prato - dice - è la città del rifare questo è il tema e da qui bisogna partire. Il perché è evidente: la città è cambiata, piena di contraddizioni, multiculturale, poi c'è la crisi e lo sforzo a uscirne. In una parola è il luogo della contemporaneità, vissuta in modo tumultuoso ma sempre percepita. E siccome Prato ha nel dna la capacità di manipolare e sperimentare che viene dal mettere insieme la trama e l'ordito, i fili e i colori, riesce anche a dare risposte». E questo viaggio a cavallo tra l’impresa che funziona e l’architettura che parte dalla cifra di Prato, il tessile e lo supera, ne è una dimostrazione.
In via Fratelli da Maiano c’è un ex capannone che ospitava una tessitura, ora è lo studio fotografico di Carlo Gianni, ha lasciato i pavimenti bruciati dall’acido che cadeva dai telai ma per il resto è diventato un atelier. Gianni amante dell’arte, oggi si dedica alla foto ecommerce per marchi del calibro di Patrizia Pepe e Roy Rogers. Pochi chilometri e si va a Montemurlo, dai fratelli Conforti, appunto che hanno mischiato arte, colore e lavoro creando un meccanismo che funziona. Tornano verso il centro si passa in via De Amicis a santa Lucia dove un capannonicino tessile di quelli classici è rimasto tale quale. In questo caso la differenza la fa il contenuto: l’attività messa in piedi da Alessandro Targetti, ex dipendete dei balli poi del Fedora che in seguito al crac ha deciso di riciclarsi e fare della sua passione, il lavoro quotidiano: vende militaria, dalle truppe naziste in particolare e la sua clientela grazie al web è nel mondo intero. Tanti i luoghi riqualificati in centro storico. A partire dallo studio Lato, in piazza San Marco dell’architetto Luca Gambacorti. Uno spazio dal sapore newyorkese fatto di linee, geometrie, volumi arte (è anche una galleria)e progetti. Ed è nell’ex macello dei cavalli, in via del Carmine, che lo studio associato di commercialisti BBs (Baldini,Ballerini, Sanesi) ora lavora. L’architettura è quella industriale ma rivisitata con cristalli, una grande scala centrale a arredamenti firmati. C’è una “chicca” in Piazza Mercatale: la Corte del Trincia dove una volta faceva tappeti la ditta Pugi. Oggi quel microcosmo ospita, per una piccola parte, lo studio Mdu Architetti che hanno firmato il progetto della nuova Camera di commercio, il resto è il tempio di Riccardo Rami, stilista, interior design, un vulcano di creatività. Nel loft di Rami c’è il mondo: «Qui ho messo tutto quello che sognavo da piccino». E’ diventato l’atelier dei sogni.
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