Gioco
A Prato matrimoni in picchiata nel 2013: sono calati quasi del 30%
Sempre maggiore il numero delle nozze celebrate con rito civile rispetto a quelle in chiesa. A sposarsi meno sono anche gli stranieri
PRATO. Sindaco e prete possono attendere. Abito bianco e fiori d’arancio anche, idem per le fedi nuziali. Questo matrimonio, insomma, non s’ha fare. E così anche a Prato sfiorisce il fatidico “sì”, quello “finché morte non vi separi” e tutto il rituale a corredo al lieto evento. In città le nozze suggellate in palazzo comunale o in chiesa non hanno mai toccato un minimo storico come nel 2013: l’anno scorso a scambiarsi la solenne promessa sono state 460 coppie, alcune davanti a Dio (200), altre in palazzo comunale o nell’ufficio dell’anagrafe (260). Ovvero, rito civile e rito religioso uguale 1 a 0.
Nozze in calo. Puntualmente fotografata dall’ufficio statistica del Comune, quella che ci lasciamo alle spalle è stata un’annata “magra” per i matrimoni (-27% rispetto al 2012), quasi agli stessi livelli del 2010 quando le unioni celebrate furono 470. Se il trend era tornato a crescere nel 2011 e nel 2012 (529 e 628), nel 2013 invece tante coppie si sono tenute lontane dal proverbiale “sì”. E circa sei su dieci hanno deciso di sposarsi in Comune piuttosto che andare all’altare. Ma la vera sorpresa è che è che gli italiani tornano a convolare più a nozze degli stranieri: in dati assoluti, 324 patti coniugali sono stati sanciti fra italiani, 136 da coppie di stranieri o nelle quali uno dei due promessi sposi appartiene a una nazionalità diversa (in tal caso, si parla di matrimoni “misti”).
Crollano gli stranieri. Erano stati sempre gli immigrati a tenere alta la bandiera dei matrimoni a Prato. Ora non è più così perché la voce comprendente i matrimoni misti e quelli fra stranieri si è quasi dimezzata (da 260 nel 2012 a 136 nel 2013). In sostanza, quasi la metà dei “sì” pronunciati nel 2012 vedeva almeno uno dei due fidanzati vicini al grande passo di nazionalità straniera. Il tracollo è evidente tra le coppie di stranieri: più che dimezzato il dato delle unioni che le riguardano (da 198 nel 2013 a 82 nel 2013). Più lieve il calo dei matrimoni “misti” (da 62 a 54). Spulciando tra le etnie, si scopre che l’amore coniugale è sbocciato per dieci coppie in cui lo sposo o la sposa proviene dall’Africa mentre sei italiani hanno preso come moglie una donna cinese.
Cinesi refrattari. Sposarsi fra cittadini dell’Impero celeste? No, grazie. Nel giro di un anno il numero dei matrimoni si è ridotto di quasi tre volte: dall’ufficiale di stato civile nel 2013 sono passate 63 coppie, nel 2012 ne convolarono a nozze ben 172. Che è successo? «Siamo in presenza di un fenomeno più sociologico che statistico – ammette l’assessore ai Servizi demografici Anna Lisa Nocentini, solita officiare il rito civile -. Non ho il polso della diminuzione dei matrimoni tra i cittadini cinesi anche perché le loro unioni vengono sancite solitamente all’ufficio anagrafe, come fosse un dovere istituzionale, piuttosto che con una cerimonia in palazzo comunale».
Oltretutto nelle comunità di migranti, sei uno dei due sposi non è in regola con il permesso di soggiorno, può succedere che il matrimonio diventi una scorciatoia per “regolarizzarsi”. Spesso fra cinesi ci si sposa con una sontuosa cerimonia “all’orientale” priva di valore legale, senza formalizzare il patto coniugale in Comune. Il calo di matrimoni fra cinesi, infine, si traduce anche in una perdita del volume d’affari per chi è solito lavorare per rendere più bello il fatidico giorno. Per Fabio Zheng, storico pasticcere cinese arrivato a Prato nel 1997 (pasticceria “Xlm” di via Marini), la crisi si fa sentire tra le famiglie cinesi che devono sposare i loro figli. «Tra i parenti si fanno meno raccolte di denaro per permettere alle giovani coppie di coronare il sogno. Sento dire che tanti attingono ai risparmi messi da parte in passato per andare avanti».
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