Proteste
Senza panini e senza giornali
A sei mesi dall’apertura non ci sono ancora i servizi. E non manca il cattivo odore
PRATO. Carla De Santis è arrivata al Santo Stefano quattro giorni fa. Arriva dall’Umbria e il marito è ricoverato in urologia. Dell’organizzazione del nuovo ospedale ha di che sparlare ma non prima di aver detto ciò che più le sta a cuore. «Sono venuta qui per il dottor Blefari e il suo reparto. Sono un’eccellenza e questo è la cosa principale in un ospedale insieme alla gentilezze e professionalità di tutto il personale».
Detto questo. «Spero si organizzino alla svelta: non è possibile che non si possa acquistare nemmeno un panino. E anche uscendo in paese mi sono resa conto che non sono organizzati: non mi pare di aver visto hotel o affittacamere nè niente a servizio dei familiari dei degenti».
Il bar è finito. Lo si vede sbirciando ma ancora è chiuso. Ci sono problemi legati all’inquadramento del personale ma nel frattempo non è stata trovata neppure una soluzione provvisoria lasciando i familiari come in mezzo al deserto. Mariella Martignetti da una settimana assiste un congiunto. «Dobbiamo portarci qualcosa da mangiare sempre da fuori o prepararsi i panini a casa. Con una struttura così un bar è il minimo. Nel vecchio ospedale potevi uscire e trovare subito quello che serviva, qui invece siamo in periferia e non c’è niente neppure fuori».
Idem se ci si rende conto che si ha voglia di leggere un po’ ingannando il tempo. «Io il giornale - riferisce Franco Scuffi - me lo sono portato da casa. L’ho comprato prima di arrivare. La prima volta sono rimasto senza poi...».
Servizi che aiutano chi sta accanto ai pazienti (o i degenti stessi) e che sembra siano destinati a arrivare in tempi brevi insieme a una parafarmacia e a un negozio di parrucchieri. A confermarlo è Luca Pecchio, amministratore di Gesat, la società che gestisce l’ospedale. «Il bar dovrebbe aprire questo fine settimana e abbiamo praticamente chiuso le trattative con un gruppo di professionisti che apriranno una parafarmacia con articoli sanitari e di ottica. Così come siamo a un accordo con i parrucchieri».
A sei mesi sembrano risolte invece le difficoltà emerse i primi tempi. La farmacia comunale sembra funzionare e ci si è abituati ad arrivare a Galciana anziché in centro. «La sensazione - commenta una delle persone in attesa - è che qui ci siano più persone in attesa ma l’organizzazione funziona bene».
Anche i volontari delle associazioni delle ambulanza, sentiti a caso nei corridoi, non hanno particolari difficoltà. «Qui dal punto di vista del trasporto è tutto molto più funzionale. Va detto...».
Funzionalità che non ci sarebbe nei bagni. «Sono spariti i bidet - dice infervorata una donna ricoverata - e quando c’è da sciacquarsi è quasi impossibile. L’altro giorno ho rischiato di cadere perché cercavo di lavarmi i piedi nel lavandino. Ci sono le doccette ma si rischia di scivolare e non sono pratiche».
Un problema quello dei bidet sentito anche dagli infermieri che, sottolineano, come «stando molte ore in ospedale sia necessario sciacquarsi».
E aprire le finestre. «C’è continuamente cattivo odore - dicono i pazienti - e non si può mai cambiare aria perché pare i condizionatori vadano in sofferenza. Nelle camere, nei bagni e anche nell’atrio dell’ospedale».
Impossibile far a meno di notare, all’ingresso di una struttura oggettivamente molto bella, un forte odore di fogna.
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