La manifestazione
Un feeling meraviglioso e unico tra la città e la Camerata
Il fondatore e direttore artistico parla del rapporto che dal 1998 lega i pratesi all’orchestra Dall’incontro col Maestro Riccardo Muti alle iniziative per l’ascolto consapevole nelle scuole
PRATO. A gratificarlo non sono i numeri del tutto esaurito per ogni concerto ma le emozioni, quelle che legge sui volti del pubblico che esce dalla sala del Politeama finiti gli applausi. Facce che trasudano gioia e leggerezza, dopo quell’esperienza sensoriale data dalla bellezza della musica. E lui le nota, le studia, perché prima che si abbassi il sipario del teatro di via Garibaldi si posiziona fuori, sulla soglia del Politeama dove si accende una sigaretta e aspetta l’uscita del pubblico. Giovani e meno giovani, storici abbonati e studenti delle scuole. E’ il pubblico della Camerata strumentale "Città di Prato” e all’occhio attento del suo direttore artistico, il maestro Alberto Batisti, questi sono dettagli che non sfuggono di certo. «Ciò di cui abbiamo bisogno, anche solo per un breve lasso di tempo prima di rientrare nel tritacarne quotidiano, è la grazia. Poche cose toccano come la musica d’arte che rivive attraverso l’entusiasmo dei musicisti. C’è una costanza nel dono che il pubblico della Camerata riceve e che leggo con estrema chiarezza sui volti di queste persone». Durante ogni concerto si consuma un’attesa per il maestro Batisti, fondatore della Camerata strumentale nel gennaio 1998. «Del resto, il direttore artistico vive la tensione dell’orchestra su di sé. E' come se facessi il concerto io».
Botteghino vivace. Tornando al numero dei biglietti staccati per ogni concerto, otto quelli nel cartellone 2013-2014 (il settimo è in programma il 9-10 aprile, il mercoledì alla cattedrale di Santa Maria del Fiore e il giovedì a Prato con musiche di Haydn), a parlare da sola è la sala del Politeama che puntualmente fa registrare il tutto esaurito. Oltre allo zoccolo duro dei 500 abbonati, si assiste a quella che Batisti definisce una “vivacità di botteghino”. «Dato molto nuovo, si vendono biglietti la sera stessa». Musicologo di fama, già critico musicale, docente universitario e di conservatorio, il maestro pratese con la casa di famiglia a Filettole (oggi vive a Firenze) racconta i primi 16 anni di vita della Camerata con lo stesso amore con cui un padre può parlare del figlio che ha visto sbocciare e crescere, anno dopo anno. Li racconta con poesia, come sa fare Batisti, eccellente oratore e conferenziere di successo capace di motivare anche il pubblico più pigro alla musica d’arte. «L’orchestra rappresenta un momento di aggregazione. Ad ogni concerto assistiamo a una resurrezione: il segno prende suono, il pensiero mette le ali e inizia a circolare. I pratesi amano la loro orchestra, negli ultimi anni c’è un tale abbraccio che si avverte alla fine di ogni concerto. Tutti gli artisti ospiti, che siano solisti, direttori e cantanti, mi esprimono un senso di meraviglia. “Ma che pubblico che avete” è l’esclamazione più frequente».
Quella volta di Muti… E pensare che la Camerata nacque da un’idea di Riccardo Muti che nel 1996 diresse un concerto al Politeama voluto dall’Unione industriali. Un gruppo d’imprenditori capitanato da Lamberto Cecchi, uno dei padri dell’orchestra, chiese cosa avrebbe potuto fare la classe imprenditoriale per la musica al maestro Muti. Che non ebbe indugi nel rispondere: “Date un’orchestra a questa città”. E quella fu la molla scatenante di una nuova appassionante sfida che emozionò ed emoziona ancora oggi Batisti. «Prato meritava un’orchestra, tutte le città lo meritano. Una città senza orchestra è una città senza anima». Parafrasando una frase di Albert Einstein ma non solo. «Lo diceva anche il compianto maestro Piero Bellugi, che ha dato tanto alla Camerata. Gli abbiamo offerto l’ultimo podio nel gennaio 2012 con una pastorale di Beethoven».
Un ghiotto spot. Il riferimento agli industriali non è casuale. L’Uip ha “adottato” la campagna di comunicazione per la stagione 2013/2014 della Camerata: uno spot gustoso, girato fra i fornelli da Ilaria Costanzo, che vede tra i suoi principali ingredienti la musica come ottimo cibo per la mente. Strizzando l’occhio alle nuove generazioni. I giovani, chiodo fisso di Batisti. Perché il buongiorno si vede dal mattino. E non a caso il progetto di educazione a un ascolto consapevole nelle scuole, dalle primarie alle superiori, sta dando i suoi frutti: vi hanno partecipato 9mila studenti nella passata stagione.
I sogni. Lunga vita alla Camerata strumentale che vede tra i suoi soci fondatori il Comune, la Provincia e la Fondazione Cassa di Risparmio, oltre al contributo della Regione. «Vorrei che nessuno mai mettesse in discussione l’orchestra della città di Prato, cosa che è avvenuta in passato: sono stati momenti duri. Il sogno è che la Camerata raggiunga un numero sempre maggiore di persone. Un handicap del nostro tempo è l’individualismo mentre la musica è un’arte destinata alla condivisione».
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