Attenzione
La loro America si chiama Prato
La ricerca di Mauro Vecchietti sugli stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza
PRATO. La loro America si chiama Prato. Tanto da mettervi radici giurando sulla Costituzione italiana, comprando casa e lavorando qui più o meno stabilmente. Alcuni di loro invocano lo ius soli, altri chiedono leggi più dure in materia d’immigrazione. L’Italia chiama nuovi figli della Repubblica e in tre anni 533 migranti “naturalizzati”, con residenza a Prato, hanno risposto alle sirene del Belpaese ottenendo la cittadinanza per matrimonio o per residenza continuativa sul territorio (minimo dieci anni).
Le loro abitudini, prospettive e stili di vita sono finite sotto la lente d’ingrandimento di una ricerca commissionata dall’assessore all’Integrazione Giorgio Silli al sociologo marchigiano Mauro Vecchietti: di questi 533 nuovi italiani, 112 sono stati intervistati telefonicamente, molti dei quali di nazionalità albanese. Non è un caso. L’Albania guida la classifica dei nuovi cittadini italiani, i cinesi sono il fanalino di coda.
«Nel caso della migrazione cinese si assiste al fenomeno dell’ermetismo comunitario – spiega il sociologo Vecchietti – ovvero il rafforzamento dell’identità e della sua coesione interna». Inoltre la legislazione in vigore nella terra del Dragone non prevede la possibilità della doppia cittadinanza, vuoi perché le prime generazioni hanno ancora fra i loro piani il rientro in Cina. «La ricerca, finanziata con fondi comunitari – sottolinea l’assessore competente Giorgio Silli - accende i riflettori su una realtà poco presa in considerazione. Si parla spesso della fuga di capitali verso i paesi di provenienza dei cittadini stranieri, mai delle risorse che vengono investite sul nostro territorio».
Felici e occupati. La quasi totalità degli ex migranti stabilitasi a Prato prova soddisfazione per la città adottiva: per quasi il 60% si tratta di una realtà accogliente. Dal punto di vista economico e sociale se la passano abbastanza bene: i 2/3 degli intervistati hanno dichiarato di essere occupati mentre la fetta rimanente svolge un lavoro autonomo. Il 22% guadagna sotto i mille euro, il 47% viaggia sui 1000 e 1200 euro di stipendi, il 30% rimanente guadagna cifre anche superiori. Un altro sintomo di legame forte con l’Italia: il 60% di loro ha la casa di proprietà. Idem per il collegamento con il paese d’origine che è più debole rispetto a quando erano ancora “stranieri”: il 60% dei migranti “naturalizzati”, infatti, non manda rimesse a casa.
Spauracchio burocrazia. Se chiedi ai migranti naturalizzati il nome del sindaco di Prato, oltre il 50% sa che risponde al nome e cognome di Roberto Cenni. Una curiosità: per qualcuno il primo cittadino coincide con l’assessore Giorgio Silli. L’Italia viene vista infine come una nuova patria. Con un difetto: la burocrazia. Perché dieci anni, più quattro di pratiche burocratiche, per conseguire la cittadinanza sono troppi. E se il 40% è favorevole allo ius soli, il 35% difende il principio dello ius sanguinis bacchettando la legislazione italiana perché troppo lassista sui controlli agli immigrati.
Maria Lardara
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