Sicurezza
Un’ora di sciopero dei dipendenti della Provincia di Prato
L’agitazione proclamata da Cgil e Uil per contestare la gestione delle relazioni sindacali, definita “scorretta”, e la ripartizione del fondo di produttività
PRATO. Iniquità, una gestione delle relazione sindacali scorretta e una ripartizione del fondo di produttività senza indicare nelle delibere i criteri guida. Sono questi i tre capi d'imputazione sui quali Cgil e Uil intendono inchiodare la Provincia di Prato sul contratto decentrato e che le spingono a proclamare per martedì prossimo lo sciopero di un'ora dei dipendenti dalle 11 alle 12.
«Non ci siamo messi in testa di pretendere la cogestione, che in Italia non esiste – premette Fabrizio Gorelli, responsabile della funzione pubblica della Cgil –. Vorremo conoscere, semplicemente, con quali criteri la giunta compie le scelte organizzative e la distribuzione delle risorse aggiuntive. Pensiamo di aver diritto alla trasparenza. Invece – è la triste constatazione – il presidente Gestri ci ha risposto picche». Sul piano economico il punto più sostanzioso è la distribuzione del fondo di produttività. Si tratta di 80 mila euro annui. Circa il 50% viene spalmato fra l'intero personale – 150 contro una pianta organica che dovrebbe essere, in realtà, di 250. L'altra metà, invece, va a premiare il 20% di dirigenti e funzionari incasellati alla voce “eccellenza».
Non è tanto la scelta meritocratica in sé il problema per Cgil e Uil quanto il fatto che nella delibera di distribuzione del fondo si trovino indicati i nomi e non le funzioni svolte. Questo potrebbe implicare – secondo le organizzazioni sindacali – che quando i beneficiari cambieranno ufficio si porteranno dietro la dotazione. «Posizioni organizzative ad personam” le bolla Gorelli, che circoscrive la rivendicazione “non chiediamo di contrattare, solo di conoscere le funzioni».
Nelle cattive pratiche sindacali entra anche la gestione della reperibilità. Prima prevista 24 ore su 24 per i sorveglianti idraulici – il personale che vigila sulle piene, specie nei periodi delle bombe d'acqua –, poi abolita e ora di nuovo in discussione sotto pressione sindacale: «Pensiamo che debba essere prevista. Non 365 giorni all'anno, bensì nei periodi di allerta meteo». Nel caso della polizia provinciale, invece, la reperibilità è stata sancita 24 ore al giorno tutto l'anno: “Incomprensibile, tanto più che nella proposta di accordo del contratto collettivo decentrato non era prevista».
Un cambiamento, a quanto pare, senza preavviso che ha infiammato lo stato d'agitazione sindacale, fino a spingerlo all'estrema ratio dello sciopero. Un gesto che, ad ogni modo, è meramente simbolico di una sola ora: «Teniamo conto delle difficoltà economiche dei lavoratori, così scongiuriamo di pesare troppo sulle loro buste paga» spiega Patrizia Pini, della funzione pubblica della Uil. Per rendere più visibile la protesta si pensa anche ad un presidio in via Ricasoli, proprio di fronte a palazzo Banci-Buonamici. A livello di rapporti fra sindacati le due confederazioni, comunque, masticano amaro per la scelta della Cisl di sfilarsi controfirmando il contratto collettivo e la gestione del fondo di produttività per il 2013. Tanto più in una fase di grandissimo malcontento da parte del personale della Provincia. Emblematico il responso del questionario, pubblicato sul sito web dell'ente, circa il grado di insoddisfazione dei dipendenti sul funzionamento della macchina amministrativa e dei rapporti di lavoro: per il 57% le funzioni sono assegnate in maniera iniqua. La cifra dell'insofferenza sale al 77% sui premi retributivi: la stragrande maggioranza crede che siano accordati in maniera ingiusta.
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