Il dolore
Sballotatta da un ambulatorio a un altro
Prato, la protesta di una donna affetta da una grave malattia, la spondiloartrite indifferenziata
PRATO. Sballottata fra il nuovo ospedale, quello vecchio e il centro Giovannini per effettuare degli esami che fino a gennaio erano gratuiti, ma che ora costano 202 euro. Rossella Gori ha 65 anni e da dieci è affetta da spondiloartrite indifferenziata.
«Da quando si è manifestata la malattia – spiega – sono seguita dal reparto di reumatologia. Fino al trasferimento nel nuovo ospedale non ho avuto grossi problemi, ma da quando è attivo il Santo Stefano è iniziato un calvario che ha avuto il suo apice il 5 febbraio scorso».
Il reparto di reumatologia è a Galciana mentre le terapie vengono effettuate al Misericordia e Dolce. «Una situazione assurda – spiega Gori – sia perché i medici non sono quasi mai presenti, sia perché in quel reparto oltre a un minimo di sicurezza manca anche l’attrezzatura, come bicchieri per ingerire le pastiglie vengono utilizzati anche i contenitori sterili della raccolta delle urine, senza considerare che spesso il riscaldamento o è troppo basso o eccessivo».
A complicare la situazione la revoca dell’esenzione del ticket sanitario. «La mia è una malattia definitiva, quindi non ho mai pagato gli esami di controllo che effettuo ogni quattro mesi». Tutto è cambiato il 5 febbraio quando le infermiere annunciano alla paziente che gli esami di controllo devono essere fatti al centro Giovannini o in una struttura accreditata, comunque pagando il prezzo per intero.
«Sono andata dal mio medico curante che mi ha fatto ben 12 ricette tanti erano gli esami prescritti, tra cui la Mantoux. Ho chiamato il Cup per sapere dove avrei dovuto fare l’esame e mi è stato detto che potevo scegliere fra il Giovannini e l’ospedale nuovo, ma per il controllo avrei dovuto andare al Santo Stefano».
Gori decide quindi di andare al nosocomio di Galciana. «Ho girato praticamente una mattina prima di trovare il luogo dove avrei dovuto fare l’esame, quando l’ho trovato mi è stato detto che dovevo andare al Giovannini, così mi sono precipitata in piazza dei Macelli e qui mi hanno mandato all’ospedale vecchio». Dopo una serie di giri a vuoto Rossella trova la stanza dove viene fatta la Mantoux , ma l’infermiera le spiega che deve andare al centro Giovannini e che probabilmente non avrebbe potuto farla perché si effettua solo su prenotazione.
«Generalmente sono una persona calma- spiega Rossella – ma quel giorno mi sono arrabbiata. Arrivata al Giovannini ho preteso che mi venisse fatta la Mantoux». Dopo qualche discussione l’infermiera ha autorizzato l’esame. «Mi sono sentita trattata peggio di una bestia, sono una persona malata, questo dovrebbe essere un motivo in più per avere diritto ad un trattamento corretto ed effettuato da persone gentili».
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