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Prato

Le telecamere di Gad Lerner raccontano "Prato sotto sfratto"

Le telecamere di Gad Lerner raccontano "Prato sotto sfratto"

Il reportage di "Fischia il vento", programma in onda sul sito di Repubblica.it e sul canale 50 del digitale terrestre, ha raccolto le testimonianze dei pratesi. Ecco come la città è diventata la capitale italiana degli sfratti per "morosità incolpevole"

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Paura di trovarsi in mezzo a una strada, di perdere la casa perché le rate del mutuo o dell’affitto sono diventate troppo alte adesso che il lavoro non c’è più, di non riuscire a dare un tetto ai propri figli. I ricordi di una vita sono accatastati, imprigionati dentro una sfilza di scatoloni che non hanno ancora un nuovo indirizzo insieme ai frutti di quel lavoro - sciarpe e cappelli - rimasti invenduti dopo la chiusura prematura dell’azienda di famiglia.

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(Tania Martini, una delle persone intervistate che rischia di perdere la casa)

La signora Tania (nella foto) racconta davanti alle telecamere di “Fischia il vento”, programma in onda su Repubblica.it e sul canale 50 del digitale terrestre la sua emergenza casa. Ha ricevuto l’avviso di sfratto: tempo dieci giorni dovrà lasciare l'abitazione “con l’avvertimento che in difetto si procederà all’esecuzione forzata”. La sua storia purtroppo è comune a quella di tanti altri pratesi tanto che la città a un tiro di schioppo dalla meravigliosa Firenze, dove 30 o 40 anni fa per trovare lavoro in una delle migliaia di aziende tessili della zona bastava una mattinata di ricerche, ora è diventata la capitale italiana degli sfratti per “morosità incolpevole”.

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Una situazione ormai al tracollo, che si porta dietro disperazione e sfiducia in una possibile ripresa: “C’è gente che non riesce nemmeno a pagare i canoni delle case popolari”, racconta uno degli ufficiali giudiziari addetti alla consegna degli sfratti che non nasconde le "difficoltà umane" crescenti che ogni giorno questo lavoro comporta. Tra urla disperate, rinvii dell’esecuzione, tentativi a volte estremi di aiutare chi è in difficoltà, il servizio racconta di una città sempre più povera, dove rispetto allo scorso anno le richieste di assistenza sociale da parte di chi ha perso il lavoro e si trova in una situazione di disagio sono aumentate del 40%. “Mia figlia mi chiede sempre quando torneremo a casa e io non so che risposta darle, sono disperata”, racconta un’altra donna. “Io ho iniziato a lavorare a 15 anni e mi ricordo che si trovava lavoro ovunque - dice Tania. - Ora tutti i giorni qualcuno si ammazza, qui tu sei come una goccia nel mare, non conti niente”.

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