Trasporti
Bar dell’ospedale, parte la protesta
I 10 dipendenti minacciano lo sciopero già dalla prima giornata di apertura. Cgil, Cisl e Uil chiedono il rispetto degli accordi
PRATO. Riduzione delle ore, retrocessione dei livelli e, quel che è peggio, passaggio dal contratto di lavoro a tempo indeterminato a quello determinato. Ecco le amare sorprese che hanno trovato i dipendenti che lavoravano al bar del “Misericordia e Dolce”, certi in un naturale passaggio al bar del “Santo Stefano” alle stesse condizioni contrattuali, cosa che, invece, almeno per il momento non è così. Da ottobre sono in mobilità e percepiscono l’80% dello stipendio. Sono state la Filcams Cgil, la Fisascat Cisl e la Uiltucs Uil a voler rendere noto cosa sta succedendo a queste dieci persone da parte della Serim, l’azienda a cui è stato affidato il servizio di gestione del bar del nuovo ospedale.
I sindacati si appellano al protocollo sottoscritto nel luglio 2012 fra Regione, organizzazioni sindacali e Gesat, dove si regolano i contratti di lavoro per l’avvio dei nuovi quattro ospedali della Toscana. «Nessun lavoratore avrebbe perso il posto di lavoro – dicono i sindacati – Inoltre, il governatore Enrico Rossi alla cerimonia di inaugurazione del Santo Stefano pubblicamente disse che nessuno sarebbe rimasto a casa». Se non ci saranno soluzioni concrete verrà proclamata una prima giornata di sciopero in concomitanza con l’apertura del bar. «Attualmente – spiega Nunzio Martino della Filcams Cgil – ci sono criticità solo per i dieci lavoratori del bar (erano undici ma uno di loro è stato ricollocato altrove, ndr). La Serim - continua - propone un contratto di lavoro a tempo determinato quando alcune persone lavoravano da trent’anni. E poi vorrebbe che passati dieci mesi ci sia una valutazione sul metodo di lavoro da effettuare insieme a noi sindacati. Cosa che trovo assurda – aggiunge Martino - Vorrebbe un contratto part-time di trenta ore (al bar del ‘Misericordia e Dolce’ le ore lavorative erano 40, ndr) e una retrocessione dei livelli». Chi era al secondo e terzo livello scende al quarto, chi era al quarto passerebbe al quinto, mentre chi era al quinto, sesto e settimo (i più bassi) resterebbe tale. «E poi - aggiunge - il riconoscimento degli scatti di anzianità sotto la voce superminimo riassorbibile. In questo modo le buste paga subirebbero un calo del 40 e, in alcuni casi, anche del 50%. Per assurdo, però - conclude Martino - la Serim annuncia la selezione di nuovo personale. I lavoratori si sono sempre dimostrati disponibili, anche sulla questione scatti di anzianità. Un loro punto fermo, giustamente, è il contratto indeterminato».
Intanto, sulla vicenda oggi pomeriggio è convocato un incontro fra l’assessorato regionale alla sanità, sigle sindacali e una rappresentanza dei lavoratori. All’appuntamento la Regione ha invitato anche la Gesat e la Serim. «Perché questi lavoratori non devono avere le stesse condizioni contrattuali degli altri che appena aperto l’ospedale di Galciana hanno da subito spostato lì la propria occupazione?» Se lo domanda Gianni Elmi Andretti della Fisascat Cisl. «Qui si sta mettendo in discussione il protocollo che abbiamo firmato – spiega - e chiediamo alla Regione il suo impegno politico. Inoltre, dato che i locali nel nuovo ospedale non erano ancora pronti si poteva continuare a tenere aperto il bar al vecchio presidio ma la cosa è stata negata. Se il nuovo spazio era già allestito ci sarebbe stato un passaggio immediato e non si sarebbe creata questa situazione».
Per Enrico Cecchi della Uiltucs Uil il bar è un servizio essenziale all’interno dell’ospedale. «Le dieci persone sono in mobilità – dice Cecchi – e per questo la Serim beneficerebbe di sgravi. Abbiamo chiesto delle garanzie al termine di quello che loro vorrebbero come contratto determinato ma non ci sono state date. E il 7 marzo la ditta si è detta ferma sui suoi punti». E’ Marcello Giovannetti, uno dei dieci lavoratori, a tirare le conclusioni: «Ho 58 anni, da trenta lavoro e oggi eccomi qui a combattere per l’occupazione ed arrivare alla pensione. Prendevo 1200 euro al mese - conclude - col contratto che vorrebbero farmi ne verrei a perdere 400».
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