Il Tirreno

Prato

Sei salme ancora in attesa della sepoltura

Sei salme ancora in attesa della sepoltura

I familiari delle vittime della Teresa Moda vanno all’obitorio, ma non c’è ancora l’ok ai funerali

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PRATO. Quando il sindaco Cenni, il presidente della Provincia Gestri, i parlamentari e il presidente della Regione Rossi si troveranno faccia a faccia col presidente Giorgio Napolitano, a qualcuno potrà venire in mente di sapere che fine hanno fatto le salme di sei dei sette operai cinesi morti nell’incendio della confezione Teresa Moda, lo scorso 1° dicembre.

E la risposta sarà necessariamente imbarazzante, perché ha distanza di tre mesi e mezzo dalla tragedia del Macrolotto il presidente della Repubblica scoprirà che le salme sono ancora ferme all’obitorio. Un solo funerale è stato celebrato, e solo perché alla vedova sarebbe scaduto il visto d’ingresso nel nostro paese. Gli altri sei morti aspettano ancora una degna sepoltura (o meglio la cremazione, questo l’orientamento dei familiari).

Il motivo di questi mancati funerali, ormai lo si è capito da tempo, è legato ai risarcimenti che i parenti delle vittime chiedono di riscuotere, risarcimenti che non sono arrivati, almeno nella misura attesa dai parenti. E fino a quando i soldi non arriveranno, i familiari non sembrano intenzionati a dare il via libera ai funerali, dopo il nulla osta già arrivato dalla Procura.

Non ci sono sufficienti elementi per stabilire chi abbia ragione, a patto che si tratti di ragione e torto. La titolare della confezione è irreperibile dal giorno dell’incendio, le associazioni della comunità cinese sostengono di aver dato contributi economici ai parenti. Il Consolato e l’Ambasciata cinese, davanti ai quali i familiari hanno protestato rompendo una legge non scritta nella comunità, non sembrano voler aprire i cordoni della borsa. E le autorità italiane, dopo le fiaccolate sull’onda emotiva della tragedia, hanno lasciato cadere la cosa. Compresa la Regione che aveva ipotizzato di attingere al fondo per le vittime degli incidenti sul lavoro.

Intanto, lunedì, una ventina di cinesi, tra cui tutti i familiari, sono andati all’obitorio per vedere i resti dei loro cari. C’erano anche i poliziotti della Digos a vigilare. Ma la situazione non si è sbloccata.

I parenti non sono più accampati nel pronto moda di via Val d’Aosta dove hanno dormito dalla fine di gennaio. Nessuno sa dire dove si siano sistemati, ma il via libera ai funerali non arriva e i morti restano all’obitorio. (p.n.)

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