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Prato, bar dell’ospedale ancora chiuso, dipendenti già in stato di agitazione
I sindacati protestano perché ai lavoratori impiegati nel Misericordia e Dolce non è stata garantita la stabilizzazione contrattuale
PRATO. Le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltuc Uil di Prato hanno convocato per domani, 12 marzo, una conferenza stampa per informare l’opinione pubblica su quanto sta accadendo per il nuovo affidamento del servizio bar all’interno dell’ospedale Santo Stefano di Prato.
«Ad oggi solo per i lavoratori che si occupavano del servizio nel vecchio ospedale di Prato - anticipano i sindacati - , non è stata garantita una stabilizzazione definitiva e il mantenimento delle vigenti condizioni contrattuali così come previsto dal protocollo regionale sottoscritto fra Regione Toscana, organizzazioni sindacali e Gesat per l’avvio dei nuovi ospedali di Pistoia, Prato, Lucca e Massa. L’azienda Serim a cui è stato affidato il servizio, vuole assumere i lavoratori senza le necessarie garanzie del mantenimento del posto di lavoro e delle condizioni contrattuali che questi avevano in precedenza preannunciando la selezione di nuovo personale per le vie brevi». Per queste motivazioni Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno già proclamato «lo stato di agitazione e attiveranno tutte le opportune iniziative a riguardo riservandosi di estenderle a tutti servizi presenti nel vecchio e nel nuovo ospedale di Prato».
I lavoratori interessati sono otto. Attualmente, in attesa che il bar venga aperto (si parla di fine marzo), sono in mobilità. I sindacati chiedono che a questi lavoratori venga garantito, come promesso dal presidente della Regione Enrico Rossi, il posto di lavoro a tempo indeterminato. La Serim sembra invece intenzionata ad un periodo di prova e ad assunzioni a tempo determinato (un anno) con un monte ore ridotto (da 40 a 30).
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