La manifestazione
Chiuso il fallimento della Profilo dichiarato nel 2000
A quasi quattordici anni da quel brutto 5 luglio del 2000, giorno in cui il tribunale di Prato dichiarò il fallimento della sua azienda, la Profilo srl, Fabrizio Baldini può tirare un sospiro di sollievo
PRATO. A quasi quattordici anni da quel brutto 5 luglio del 2000, giorno in cui il tribunale di Prato dichiarò il fallimento della sua azienda, la Profilo srl, Fabrizio Baldini può tirare un sospiro di sollievo.
La procedura è stata definitivamente chiusa e lui, forse, potrà cominciare a dormire un po’ più serenamente la notte. «Sì, perché sono stati anni tremendi. Ho perso tutto – racconta Baldini – Il fallimento, per un imprenditore come me che ha fatto di tutto per evitarlo rimettendoci tutti i soldi guadagnati negli anni in cui le cose andavano bene e rimettendoci anche la famiglia, è stato estremamente traumatico». La Profilo, che aveva la sede a Santa Lucia in via Marradi, produceva e commercializzava tessuti ed accessori di moda, nella prima metà degli anni Novanta era arrivata ad impiegare una trentina di operai e ad avere un fatturato di ventidue miliardi di lire.
«Ero riuscito ad entrare nel mercato degli Stati Uniti ed avevo stretto rapporti con alcune aziende che mi avevano fatto fare il salto di qualità – racconta Baldini - Ma nello stesso modo in cui mi hanno fatto salire alle stelle, nel 1996/97 mi hanno fatto cadere nella polvere. Dall’oggi al domani mi hanno tagliato gli ordini per cinque o sei miliardi e da lì si è innescato un meccanismo perverso che, con la complicità di alcune banche che mi hanno tolto a loro volta il fido solo perché avevano visto che non fatturavo più come negli anni precedenti, mi sono trovato nell’impossibilità di far fronte alle necessità dell’azienda».
Fabrizio Baldini è un tecnico del tessile fra i più preparati di Prato. «Io i tessuti li so ideare e li so fare», dice Baldini che prima di rilevare la Profilo era uno dei tecnici più ricercati dalle aziende pratesi e gli imprenditori se lo contendevano a suon di contratti al rialzo. «Quel mestiere e quelle capacità ce l’ho ancora – continua Baldini – Ma oggi, sembra che a Prato, una figura come la mia non abbia alcuno spazio in cui poter operare. E’ cambiato il mondo del tessile. E’ cambiata la cultura di lavorare. Il mio grosso errore forse è stato quello di aver voluto fare impresa, forse sarebbe stato meglio se avessi continuato a fare solo il tecnico».
«In Italia non consiglio a nessuno di aprire una srl – dice un deluso Baldini – Ai giovani che decidono di farlo bisognerebbe dirgli che oltre alla possibilità di fare soldi, come tutti si augurano, c’è anche quella di trovarsi un sistema bancario che non ti permette il benché minimo errore e che ti stritola per un no nulla. Bisognerebbe che sapessero che c’è anche il rischio di trovarsi la casa ipotecata e messa all’asta, come è successo a me. Ma questo nessuno lo dice ai giovani».
Il fallimento della Profilo è stato di 8,5 miliardi di lire, circa quattro milioni di euro di oggi. «Io, per il fallimento della mia azienda, ho patito le pene dell’inferno ed ho fatto di tutto per cercare di dare fino all’ultimo centesimo ai creditori – dice ancora Baldini – Mi domando come facciano altri ad avere sulle spalle dei fallimenti per decine e decine di milioni e a fare una vita normale, come se non gli fosse capitato nulla. La risposta forse sta nel fatto che io il fallimento l’ho subito, qualcun altro forse lo ha cercato».
Infine l’amarezza di Baldini per Prato. «Io a questa città ho dato davvero tanto. Con le mie idee, la mia professionalità, la mia grande competenza in materia di tessuti ho contribuito al bene di molte aziende quando ero un tecnico. E’ un peccato che ora nessuno senta più il bisogno di simili competenze».
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