Sicurezza
Diocesi di Prato, i conti non tornano: chiesto un prestito alla Cei
L’esposizione, a breve termine con le banche è di 2,5 milioni, il passivo di 17. Un piano per la ristrutturazione del debito e la valorizzazione del patrimonio
PRATO. Razionalizzazione delle spese, valorizzazione del patrimonio, giro di vite per parrocchie ed enti non senza qualche taglio e riorganizzazione dei servizi a partire dalla gestione delle opere d’arte. Anche la diocesi di Prato, come il resto della città, non è fuori dalla crisi e anche il recente caso di Vergaio lo dimostra.
Anche all’ombra dei campanili ci sono difficoltà finanziarie e black out di liquidità da gestire. A fronte di un patrimonio ingentissimo (che porta anche un notevole impegno sul fronte delle manutenzioni straordinarie) e dell’elevate spese di gestione ordinaria - non compensate da altrettanti introiti come il calo delle donazioni - la diocesi si trova in una condizione di disequilibrio e davanti all’esigenza irrimandabile di preparare un piano di rientro dei debiti e di riorganizzazione dei servizi. L’esigenza prioritaria, fermo restando che la diocesi non può essere amministrata come una società per azioni, è quella di trovare il modo di riuscire a creare il reddito sufficiente per riequilibrare le spese.
Sulle difficoltà economiche la Curia si interroga ormai da mesi e lo scorso 20 febbraio ha riunito tutti i parroci per illustrare loro la situazione. Sulla vicenda c’è il più stretto riserbo ma sembra che ci sia uno scoperto di conto con le banche di circa 2,5 milioni di euro e un passivo che si aggirerebbe intorno ai 17 milioni di euro. Le cifre non sono confermate ufficialmente ma si sa che il Consiglio per gli affari economici sta lavorando a un piano da presentare alla Cei. Va da sè che le garanzie non mancano.
L’obiettivo degli addetti ai lavori è quello di ottenere un finanziamento a lungo termine dalla Conferenza episcopale italiana in modo da dare ossigeno alla gestione ordinaria ed avere la possibilità di poter gestire la riorganizzazione in tempi un po’ più lunghi.
In caso di aziende private si parlerebbe di un’operazione di ristrutturazione del debito.
Una situazione economica che sta creando divisioni e incomprensioni in piazza Duomo anche perché si va a sedimentare sui più freddi rapporti con il nuovo vescovo Franco Agostinelli.
Insieme ai conti quindi i più alti rappresentanti del clero pratese stanno facendo anche un grande sforzo per riportare un clima di serenità e di collaborazione in quella che è una comunità formata da decine di persone e con interessi economici tra i più svariati del tutto simili (ma solo per alcuni aspetti) a quelli di una grande holding. Le divisioni sono legate all’interpretazione della gravità della situazione e alle decisioni, non sempre condivise, che si stanno prendendo per il futuro nella gestione delle risorse.
Il piano di rientro e di riorganizzazione che pare entrerà nel vivo non appena arriverà il finanziamento di alcuni milioni di euro dalla Cei (sembra a primavera) ha già però mossi i suoi primi passi.
Sono state riorganizzati i servizi scolastici con l’accorpamento di Santa Caterina e San Niccolò e con la chiusura della scuola di Montepiano; si è cambiata la gestione di Carbonin dove si è ceduta la gestione diretta a fronte di un accordo che prevede un affitto e prezzi di favore per le parrocchie; si sta lavorando su una gestione più “moderna” della casa per vacanze “La Versiliana” in modo da sfruttare meglio la potenzialità fornita dalla struttura di ospitare gruppi di portatori di handicap durante le basse stagioni. Una trattativa è inoltre in atto per affittare dei locali di San Francesco all’Università New Heaven.
Per quanto riguarda invece la valorizzazione e la riorganizzazione della conduzione dei musei diocesani si sta andando in direzione di una gestione coordinata del “sistema musei” della provincia. Su quest’ultimo punto si è già firmato un protocollo di intesa e si sta mettendo a punto l’ipotesi di un bando per la gestione anche perché c’è da risolvere in tempi brevi il rientro a Palazzo pretorio delle opere (di proprietà del Comune) dal 1998 custodite al Museo di pittura murale in San Domenico.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
