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Rossi: «L’economia sommersa è un tumore che va estirpato»

Rossi: «L’economia sommersa è un tumore che va estirpato»

Il presidente della Regione presenta il piano dei controlli alle confezioni cinesi: cinquanta ispettori per garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro dopo la tragedia del 1° dicembre al Macrolotto

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PRATO. «La Toscana civile non può permettersi di avere nel suo cuore questo tumore». Lo ha detto il presidente della Regione, Enrico Rossi, nella Sala delle colonne dell’Asl di Prato intervenendo ieri al corso di formazione dei primi dieci ispettori per la sicurezza sul lavoro che verranno impiegati nei controlli alle confezioni cinesi. Parlando di “tumore”, il presidente Rossi si è riferito alle attività imprenditoriali dell’economia sommersa, al nero, che generano un’evasione fiscale quantificata dal Centro studi dell’Irpet in un miliardo di euro all’anno. «Dobbiamo impedire che l’economia malata mangi quella sana» ha aggiunto Rossi.

I dieci ispettori impegnati nel corso di formazione fanno parte di una task force di 74 ispettori, coordinati dall’ex sindaco di Pistoia Renzo Berti, che la Regione ha deciso di assumere per aumentare i controlli sulla sicurezza nei luoghi di lavoro: 50 saranno impiegati a Prato, 14 a Firenze, 8 a Empoli, 2 a Pistoia. Finora ne sono stati assunti 13, gli altri 61 saranno assunti con un bando scaduto in questi giorni e che conta già oltre 400 domande.

Il sistema, ha spiegato Berti, andrà a regime il 1° giugno e si punta a fare 2.000 controlli entro la fine dell’anno (1.320 a Prato). Nel 2015 i controlli saranno 2.925 (2.000 a Prato).

Enrico Rossi ha firmato proprio oggi un’intesa con le Procure di Prato, Pistoia e Firenze che prevede il distacco presso le Procure di personale amministrativo, in parte preso dalle Aziende sanitarie, per aiutare i magistrati a gestire le pratiche dei controlli. «Qualcuno dirà che siamo arrivati tardi - ha commentato Rossi - e forse è vero, ma siamo arrivati prima di altri, soprattutto prima dello Stato».

L’offensiva decisa dalla Regione sul fronte dei controlli alle confezioni è una conseguenza della tragedia dello scorso 1° dicembre, l’incendio della confezione Teresa Moda di via Toscana nel quale hanno perso la vita sette operai cinesi.

Due sono le priorità, secondo Rossi. La prima è garantire la vita e la sicurezza di chi lavora nelle fabbriche («poi si penserà al salario e agli altri diritti»); la seconda è la lotta all’evasione fiscale e contributiva. Ecco perché il presidente cita lo studio dell’Irpet sul valore dell’economia sommersa, in gran parte cinese, a Prato.

Ma una volta fatti i controlli, perché questi siano efficaci, serve il lavoro della Procura, i cui organici sono insufficienti. Rossi ha promesso di dare una mano per potenziare il numero degli amministrativi, senza risparmiare critiche allo Stato che sul Tribunale spesso ha promesso e quasi mai mantenuto.

Il presidente della Regione ha parlato anche della possibilità di dare agli operai cinesi sfruttati un permesso di soggiorno per motivi umanitari e ha criticato la legge Bossi-Fini, che secondo lui impedisce anche di sapere quanto sono davvero i cinesi a Prato.

Sembrano migliorati anche i rapporti col Comune amministrato dal centrodestra. «All’inizio pensavamo che volessero escluderci dal tavolo sull’immigrazione, ma poi mi hanno fatto ricredere».

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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