Il Tirreno

Prato

«Mia figlia vittima di bullismo»

di Pasquale Petrella

Telefonate oscene, botte, frasi ingiuriose e la ragazza avrebbe tentato anche atti autolesionistici

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PRATO. Un incontro con una ventina di genitori di altrettanti alunni della scuola media don Milani sull’uso del telefono cellulare e sul fenomeno del cybernet bullismo fra gli adolescenti. E’ stato questo il primo passo adottato dalla dirigente della stessa scuola, Maria Grazia Ciambellotti, dopo la denuncia da parte della madre di un’alunna che si è trovata a ricevere telefonate oscene a casa, minacce e pressioni psicologiche da parte di alcuni dei compagni di scuola, forse picchiata ed infine – secondo la psicologa che ora ce l’ha in cura - spinta ad atti di autolesionismo.

Una situazione molto delicata quella di Stefania (il nome è di fantasia) che ai suoi problemi personali certificati con un Dsa (disturbi specifici di apprendimento) si sono aggiunti quelli di bullismo da parte di alcuni compagni. «Ad un certo punto mi sono accorta che mia figlia non andava più volentieri a scuola e che non era più serena a casa. Era diventata irascibile e intrattabile – racconta la madre - Ho cercato di approfondire ma non era facile convincerla a raccontarmi cosa non andasse. Poi sono cominciate ad arrivare le telefonate oscene e le frasi ingiuriose come: handicappata di merda, ed allora ho capito che potevano essere dei compagni di scuola».

Tutto questo accadeva nello scorso mese di novembre. «Ho fatto presente la situazione di mia figlia prima nel consiglio di classe di novembre e poi negli incontri personali con gli insegnati a dicembre – racconta ancora la mamma di Stefania – Purtroppo non ho visto una grande presa di coscienza. Mia figlia veniva giudicata svogliata per il suo rendimento a scuola e le mie denunce sottovalutate. Poi ho detto alla dirigente di aver già fatto una denuncia verbale ai carabinieri. La dirigente lo ha comunicato a tutti i ragazzi e così, almeno le telefonate oscene sono terminate. Ma ho dovuto far seguire mia figlia da una psicologa». E gli incontri con la psicologa hanno portato a galla una verità ancora più sconvolgente. «La dottoressa mi ha detto che mia figlia era vittima di bullismo da parte di alcuni suoi compagni e che era arrivata anche ad atti di autolesionismo. Insomma una situazione molto seria di cui la scuola dovrebbe prendere in esame» continua la mamma di Stefania che riscrive alla dirigente e chiede: «La mia perplessità è in che modo ora volete affrontare il problema? Quali provvedimenti saranno presi? Saranno avviati laboratori antibullismo? Sarà convocata una riunione, volendo anche un consiglio di classe?»

La madre di Stefania ha spesso avuto la sensazione che la scuola, o meglio, alcuni insegnanti, tendessero a minimizzare il problema e a sottovalutare la gravità della situazione di sua figlia. Ma la dirigente della scuola la rassicura: «I provvedimenti sono stati presi. Riguardo a cosa ho fatto e con chi, mi dispiace, ma non sono tenuta ad informarla – le scrive Maria Grazia Ciambellotti - Continuerò ad incontrare Stefania per verificare la sua serenità. Se percepisce qualcosa, se la ragazza le confida altre novità, sono qui e non ci sono problemi per intervenire». Insomma, almeno la dirigente, sembra consapevole della gravità del caso e disponibile a prendere tutti gli opportuni provvedimenti. L’incontro con una ventina di genitori per parlare con loro delle problematiche connesse con l’uso spesso inappropriato del telefono cellulare da parte degli adolescenti e del conseguente e possibile cybernet bullismo, ne sono un chiaro esempio.

Il problema è che Stefania sta attraversando di nuovo un brutto momento e la madre teme che tutto derivi solo e soltando dalla scuola e dall’incapacità di qualche professore di comprendere la situazione.

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