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Prato

Nuovo ospedale, la Gesat stanga la cooperativa sociale

Nuovo ospedale, la Gesat stanga la cooperativa sociale

Prato, la coop fino ad ottobre pagava 500 euro di affitto per l'edicola, ora la richiesta  è più che triplicata

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PRATO. Se fino ad ottobre 2013 pagava 500 euro mensili di affitto, ora la richiesta che la Cooperativa sociale "I numeri 7 più 3" si è vista fare è più che triplicata (oltre 1800 euro). Così si trova costretta a non poter accettare, di conseguenza non continuare a gestire l'edicola che dal "Misericordia e Dolce" dovrà aprire al Santo Stefano. Ed intanto mentre si parla di prossime aperture di esercizi commerciali nella struttura finisce a casa uno dei lavoratori della cooperativa che gestiva l'edicola al vecchio ospedale. E le altre tre persone sono, purtroppo, sulla stessa strada, dato che il lavoro è poco. Questa situazione segue quella degli ex dipendenti del bar, autori di una clamorosa protesta.

Da oltre vent'anni Lia Follo segue ragazzi svantaggiati all'interno della cooperativa di via Marengo. Dal 1994 la coop prende in gestione la rivendita di giornali e riviste all'interno del vecchio ospedale di Prato. In quattro, a turnazione, provvedevano a svolgere il servizio. Poi, una volta chiuso il presidio ospedaliero, abbassa la saracinesca anche l'edicola.

«All'inizio - spiega la responsabile della cooperativa Lia Follo - non sembrava ci fossero problemi. Chiudeva l'edicola al Misericordia e apriva al S. Stefano. Chiedo alla Ge.Sat. (società concessionaria della gestione dei servizi ospedalieri) che lo spazio di 95 metri quadri, del nuovo locale, sia ridotto a 25, per noi sufficiente alla nostra attività. Luca Pecchio, responsabile della Gesat, mi propone come affitto 6mila euro annui, la stessa cifra che pagavamo prima. Quindi tutto perfetto. L'incontro avvenne a metà novembre, ed anche dall'Asl mi dicono che è tutto a posto. Ma i giorni passavano e nessuno si faceva vivo. Da novembre sono riuscita ad ottenere un incontro solo martedì scorso. Durante il quale mi spiegano che c'è il parere contrario dei vigili del fuoco di poter modificare gli spazi commerciali e che il fondo di 95 metri mi sarebbe stato concesso dietro un canone di locazione pari a 22mila euro annui. Cifra che come cooperativa non possiamo permetterci».

Lia Follo è arrabbiata. «Lavorano questi ragazzi - dice - non sono più ricoverati e hanno acquistato una loro dignità. La coop è formata da otto soci volontari, abbiamo rinunciato a ferie e tredicesime per spalmare quei soldi e tirarci fuori uno stipendio per tutti. Lavoriamo nella spippolatura di fibbiette da applicare sulle borse e nella sfridatura, ovvero nel 'ripulire' gli adesivi. E fa strano come una cooperativa sociale lavori solo ed esclusivamente per privati. Se continua così i tre ragazzi, prima impegnati nell'edicola, finiranno a casa». L'Asl interviene spiegando come abbia sensibilizzato il concessionario, «ma spetta a loro stabilire il costo d'affitto - spiega il direttivo amministrativo dell'Asl Massimo Braganti - noi dobbiamo poi autorizzare l'attività».

Azelio Biagioni

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