Italia
Prato, Paradiso rischia l’espulsione dalla Lega Nord
Il consiglio nazionale ha votato per il suo allontanamento, ora la parola passa al collegio dei probiviri. Tra le contestazioni al capogruppo consiliare la presenza del suo nome nel simbolo elettorale per le amministrative
PRATO. Il barometro politico torna a segnare la tempesta nel mondo del Carroccio. Sul capo di Emilio Paradiso, capogruppo della Lega Nord pende un provvedimento di espulsione dal movimento. La decisione, resa ancor più fragorosa dall'imminenza della delicata campagna elettorale per le amministrative, è stata presa la settimana scorsa dal consiglio nazionale (regionale nell'organigramma leghista) in seguito ad uno strisciante clima di contrasto sulla gestione del partito di Albertino da Giussano.
La frattura si sarebbe originata nella strenua convinzione di Paradiso di avere carta bianca per le elezioni Comunali di primavera – a partire dai legami con l'attuale centrodestra cittadino –, facendosi forte di accordi sottoscritti ai tempi del commissario regionale, Gianni Fava. Allora vennero stipulati per risanare una scissione, provocata nel gennaio 2012 da Paradiso, che sbatté la porta e fondò la Lega per la Toscana: «Erano chiari e documentati alla presenza anche dell'attuale segretario Manuel Vescovi – rivela ora il capogruppo pratese –. Avevamo posto delle condizioni per il rientro nella Lega Nord, le hanno accettate e ora devono rispettarle».
Su due frangenti la distanza sarebbe abissale fra Paradiso e il Carroccio: la presenza del suo nome nel simbolo elettorale per le amministrative e la candidatura di quest'ultimo a sindaco, qualora Roberto Cenni dovesse desistere dal ripresentarsi per un secondo mandato. Un aspetto particolarmente controverso, visto che implicherebbe una corsa in solitaria della Lega e la rottura – almeno per il primo turno – del patto di coalizione coi moderati. In assenza di una riavvicinamento delle posizioni col consigliere “ribelle”, il consiglio nazionale ha votato per la sua cacciata. Una pena, che per diventare esecutiva dovrà ora passare il vaglio del collegio dei probiviri, al quale si è appellato il capogruppo in Comune per avere giustizia. E con una punta di ironia descrive la sua disavventura: «Sono sereno e ho piena fiducia nella magistratura».
A dirla tutta, l'ultima parola spetterà più che all'organismo regionale del Carroccio a Matteo Salvini. Col leader nazionale, ci sarebbe già stato un colloquio con una possibile proposta di mediazione: l'inserimento dello slogan “no euro” ai piedi di Albertino da Giussano nel contrassegno elettorale. Del resto, una soluzione bonaria potrebbe essere suggerita, più che da questo escamotage, dal desiderio di Salvini di mettere in cima alle priorità la campagna per le Europee, chiedendo conseguentemente ai leghisti sul territorio di serrare i ranghi.
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