Il Tirreno

Prato

Chi compra la pizzeria si tiene i dipendenti

Va all’asta il Donchisciotte di viale Galilei, ma il curatore ha imposto il mantenimento dell’organico

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PRATO. Può andare all’asta una pizzeria dichiarata fallita dal Tribunale ma che continua a macinare fatturato a forza di pizze sfornate ogni sera? Sì, se di mezzo c’è una gestione di esercizio provvisorio, in mano alla curatela fallimentare da quasi un anno, e se è grazie al Tribunale che l’attività è rimasta in piedi dando lavoro a 11 persone.

Cercasi compratore per il ristorante-pizzeria “Donchisciotte” di viale Galilei il cui fallimento fu decretato a marzo 2013 dal Tribunale di Prato (la catena era stata coinvolta in una serie di sequestri nell’ambito dell’inchiesta sul clan Terracciano). Che ora ha pubblicato il bando per cedere al miglior offerente l’azienda della società fallita con l’attività di pizzeria e ristorante, inclusi arredi e attrezzature.

La procedura contenente l'invito a presentare un’offerta entro il 28 marzo ha anche un risvolto di tutela occupazionale visto che il curatore fallimentare Evaristo Ricci si è preoccupato di inserire nel bando una clausola “salva lavoro”: in pratica, sarà obbligo dell’acquirente mantenere l’organico attuale (7 dipendenti a tempo indeterminato e 4 con contratto a chiamata) per un anno dalla cessione.

«Deve essere chiaro che la pizzeria riparte da zero mantenendo i vecchi posti di lavoro - spiega Ricci - Chi si fa avanti compra l’attività, non certo i debiti della società fallita. Di fatto con l’esercizio provvisorio è stata salvata un’attività che va bene e produce: nel fine settimana spesso si registra il tutto esaurito».

La base d’asta è di 225mila euro perché l’azienda è stata valutata dal perito incaricato 200mila euro, mentre il valore delle attrezzature ammonta ad altri 25mila euro: l’indicazione del prezzo offerto non potrà essere inferiore rispetto a questa cifra.

L’acquirente inoltre subentrerà al contratto di locazione in corso del locale dove si svolge l’attività del “Donchisciotte Galilei”, per un canone annuo di 26.400 euro (oltre Iva), con aumento del 5% dal primo luglio 2016.

Mentre le altre pizzerie della catena con il marchio “Donchisciotte” (piazza Mercatale, “I Cavalieri” a Iolo, il “Sancho Panza” di via Valentini) erano state cedute in affitto o vendute, l’unica a non passare di mano è stata la “Donchisciotte Galilei” proprio grazie all’operazione di salvataggio gestita dal Tribunale. Che, come detto, ha tenuto in vita il locale di viale Galilei e ha inserito nel bando di asta la clausola che dovrebbe garantire, almeno per un anno, il posto ai dipendenti della pizzeria.

Le offerte di acquisto dovranno essere presentate in busta chiusa presso lo studio del curatore fallimentare (via Baldinucci 65) entro il 28 marzo 2014.

Maria Lardara

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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