Il Tirreno

Prato

L’edilizia riparte senza i lavoratori

Addetti dimezzati in cinque anni. Ora si tornano a vedere i camioncini in giro la domenica : il sindacato teme il sommerso

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PRATO. La fotografia è impietosa, un bollettino di guerra dal sapore di paradosso. Perché in città le ruspe girano, i ponteggi vengono tirati su, tutti indizi che le acque un po’ si stiano muovendo nell’universo del mattone. Ma l’emorragia dei posti di lavoro nell’edilizia, quella non si ferma: in cinque anni, dal 2008 al 2013, si sono più che dimezzati i lavoratori iscritti alla Cassa edile pratese. Erano 2.452 nel dicembre 2008, 1.302 nel novembre 2013. In caduta libera anche il numero delle aziende (da 650 a 391) nello stesso arco di tempo e il numero delle ore lavorate (da 220.518 a 149.955 a novembre). «Un po’ di movimento – rilevano i sindacalisti Emilio Testa (Fillea Cgil), Enrico Menici (Filca Cisl) e Francesco Romano (Feneal Uil) - si registra in città: era tanto che non si vedevano camioncini di muratori spostarsi di domenica. Però i lavoratori iscritti alla Cassa edile continuano a calare: il sospetto è che aumentino le sacche di sommerso con tutte le criticità legate alla sicurezza sui cantieri». L’ennesimo campanello d’allarme sul lavoro nero nei cantieri edili in città è stato fatto già squillare l’11 febbraio scorso sul tavolo della Dtl (già Dpl, direzione territoriale del lavoro).

Non solo confezioni cinesi. Argomento cruciale: sicurezza e rispetto delle regole in un comparto che ha avuto sempre come tallone d’Achille il lavoro nero. E’ stata la notizia dell’arrivo dei 50 ispettori Asl mandati dal governatore Rossi per controllare i capannoni cinesi irregolari ad allertare i sindacati: oggi in Dtl sono in servizio solo due ispettori dedicati specificamente all’edilizia. «La sensazione – dicono in coro i tre sindacalisti - è che le forze di controllo s’indirizzino solo nelle aziende cinesi, trascurando l’edilizia. Per questo con la Dtl è stato stabilito di vedersi ogni tre mesi per fare il punto del settore coinvolgendo anche l’Inps, l’Inail e l’Asl».

Contrattazione anticipata: modello Esselunga. Il settore è in ginocchio e pochi imprenditori si salvano: stando alle denunce dei sindacati, non pagare più puntualmente sta diventando una triste consuetudine. L’attesa per riscuotere può trascinarsi fino a otto mesi per un dipendente di una ditta di piccole e medie dimensioni. Tra i nomi di aziende più “sane” in questo momento a Prato, Mario Guarducci e Brunetti & Antonelli. E poi c’è il nodo degli appalti e subappalti, nel quale rimangono invischiati tanti piccoli artigiani quando lungo la filiera del mattone il committente smette di pagare. «Pensiamo che, a questo proposito, possa fare scuola negli appalti privati il modello “Esselunga”, ovvero l’accordo firmato a giugno scorso dal committente, le ditte appaltatrici Safer e Polistrade e il Comune a fare da garante. Proporre negli appalti la “contrattazione di anticipo” è un metodo per garantire i pagamenti lungo la filiera tutelando le aziende in subappalto». Il modello “Esselunga” rappresenta il primo esempio di “contrattazione anticipata” applicato negli appalti privati. E così infatti, non risulta che uno dei 150 operai impiegati nel cantiere sia mai rimasto a secco senza stipendio. Occhi puntati sul cantiere di Cap Case (via del Romito), e su quello per l’ampliamento del campo di atletica a Galcetello finanziato da Coop attraverso gli oneri di extraurbanizzazione per lo spostamento di Obi nell’ex Coop di via Viareggio.

Caos vertenze. Aziende-fantasma con sede al Sud che spariscono, cooperative anomale in cui i lavoratori diventano soci e percepiscono bassi salari. Battere cassa per il lavoratori che reclamano lo stipendio è diventato sempre più difficile. «Dal 2008 a oggi il numero dei contenziosi è più che raddoppiato, non solo fra lavoratore e azienda ma anche tra l’azienda appaltatrice e quella in subappalto», denuncia Menici (Cisl). Una gara di sopravvivenza a colpi di decreti ingiuntivi.

Maria Lardara

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