Il Tirreno

Prato

Il liceo ridotto a quattro anni convince a metà i presidi di Prato

di Martina Altigeri
Il liceo ridotto a quattro anni convince a metà i presidi di Prato

Ivo Regoli, dirigente del Livi: «Iniziativa positiva ma va pensata in vista del passaggio all’università». Maria Tempesti (Gramsci-Keynes): «Occorre che non sia solo un taglio all’istruzione»

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PRATO. Il neo ministro dell’istruzione, Stefania Giannini, torna a parlare della possibilità di ridurre di un anno la durata dei percorsi liceali italiani, da cinque a quattro, consentendo così ai diplomati di affacciarsi all’università prima di quanto succeda oggi. Per adesso è solo un’idea, ma è da tempo, già col ministro Moratti, che tale discussione tiene banco.

Davanti a questa nuova presa di posizione, cosa ne pensano di presidi pratesi che oggi sono alla guida dei licei cittadini? «E’ un’iniziativa positiva, ma va pensata alla luce del passaggio tra liceo e università – ha spiegato il dirigente del Livi, Ivo Regoli – Sicuramente la proposta di far concludere prima la scuola superiore è buona, ma la riduzione di un anno non la si può fare solo sfoltendo il programma didattico del liceo, sarebbe impensabile fare in quattro anni ciò che oggi viene fatto in cinque. Serve piuttosto rivedere il curricolo e fare in modo che ci sia meno scollegamento tra scuola e università». Più critica la posizione del dirigente del Cicognini-Rodari Mario Di Carlo: «Avere certe basi, fornite da un indirizzo liceale, favorisce l’accesso e la frequenza in tempi rapidi di un corso universitario. Questo tipo di scuola offre il substrato utile per poter raggiungere l’obiettivo della laurea nei modi e nei tempi prestabiliti, riducendo così i ‘lunghi soggiorni’ e il numero di abbandoni. Più che accorciare la durata del liceo, penso che si debba pensare ad un quinto anno di specializzazione, di preparazione allo studio delle materie che poi saranno affrontate nel successivo percorso universitario. Così, anche l’esame di Stato finale dovrà essere ripensato, diverso in base all’indirizzo che poi l’alunno avrà scelto per l’università. Serve sì abbassare il curriculum generale dei licei, ma questo non deve andare a ricadere solo sull’attività del quinto anno. In questo modo non sarebbe più necessario ricorrere al numero chiuso per l’accesso all’università, sarebbe il curriculum scolastico a precludere già tale percorso».

Caute invece le posizioni del dirigente del liceo Copernico, Stefano Gestri e del Gramsci-Keynes Grazia Maria Tempesti. «L’esigenza di ridurre la durata dei licei sta venendo fuori, ma prima di pensare alla quantità dell’istruzione serve piuttosto riflettere sulla qualità – ha detto il preside Gestri – Le competenze che oggi vengono richieste difficilmente si potranno ottenere in quattro anni. Prima di dire se sia una cosa positiva o negativa, preferisco attendere per capire come potrà essere attivata questa proposta». Per Tempesti è una buona idea, ma da valutare seriamente. «Se è solo il taglio di un anno e via al percorso di studi, penso che sia solo un taglio all’istruzione e basta. Se è così, non sono d’accordo. Se invece questo discorso si inserisce all’interno di un progetto più ampio, per ripensare nel complesso l’istruzione liceale, allora se ne può anche discutere e può essere una proposta positiva».

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