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Toscana economia

Edilizia a Prato: un vero bollettino di guerra

di Maria Lardara
Edilizia a Prato: un vero bollettino di guerra

In cinque anni dimezzati i lavoratori iscritti alla Cassa edile pratese. Crollato anche il numero delle imprese. Ma i sindacati puntano l’indice sul lavoro nero: «Servono più controlli»

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PRATO. La fotografia è impietosa, un bollettino di guerra dal sapore di paradosso. Perché in città le ruspe girano, i ponteggi vengono tirati su, tutti indizi che le acque un po’ si stiano muovendo nell’universo del mattone. Ma l’emorragia dei posti di lavoro nell’edilizia, quella non si ferma: in cinque anni, dal 2008 al 2013, si sono più che dimezzati i lavoratori iscritti alla Cassa edile pratese. Erano 2452 nel dicembre 2008, 1302 nel dicembre 2013. In caduta libera anche il numero delle aziende (da 650 a 391) nello stesso arco di tempo e il numero delle ore lavorate (da 220518 a 149955). «Un po’ di movimento – rilevano i sindacalisti Emilio Testa (Fillea Cgil), Enrico Menici (Filca Cisl) e Francesco Romano (Feneal Uil) - si registra in città: era tanto che non si vedevano camioncini di muratori spostarsi di domenica. Però i lavoratori iscritti alla Cassa edile continuano a calare: il sospetto è che aumentino le sacche di sommerso con tutte le criticità legate alla sicurezza sui cantieri». L’ennesimo campanello d’allarme sul lavoro nero nei cantieri edili in città è stato fatto già squillare l’11 febbraio scorso sul tavolo della Dtl (già Dpl, direzione territoriale del lavoro).

Non solo confezioni cinesi. Argomento cruciale: sicurezza e rispetto delle regole in un comparto che ha avuto sempre come tallone d’Achille il lavoro nero. E’ stata la notizia dell’arrivo dei 50 ispettori Asl mandati dal governatore Rossi per reprimere i capannoni cinesi irregolari ad allertare i sindacati: oggi in Dtl sono in servizio solo due ispettori dedicati specificamente all’edilizia. «La sensazione – dicono in coro i tre sindacalisti - è che le forze di controllo s’indirizzino solo nelle aziende cinesi, trascurando l’edilizia. Per questo con la Dtl è stato stabilito di vedersi ogni tre mesi per fare il punto del settore coinvolgendo anche l’Inps, l’Inail e l’Asl».

Contrattazione “anticipata”: modello Esselunga. Il settore è in ginocchio e pochi imprenditori si salvano: stando alle denunce dei sindacati, non pagare più puntualmente un sta diventando una triste consuetudine. L’attesa per riscuotere può trascinarsi fino a otto mesi per un dipendente di una piccola piccole e medie dimensioni. Tra i nomi di aziende più “sane” in questo momento a Prato, Mario Guarducci e Brunetti & Antonelli. E poi c’è il nodo degli appalti e subappalti, nel quale rimangono invischiati tanti piccoli artigiani quando lungo la filiera del mattone il committente smette di pagare. «Pensiamo che, a questo proposito, possa fare scuola negli appalti privati il modello “Esselunga”, ovvero l’accordo firmato a giugno scorso dal committente, le ditte appaltatrici Safer e Polistrade e il Comune a fare da garante. Proporre negli appalti la “contrattazione di anticipo” è un metodo per garantire i pagamenti lungo la filiera tutelando le aziende in subappalto».

Il modello “Esselunga” rappresenta il primo esempio di “contrattazione anticipata” applicato negli appalti privati. E così infatti, non risulta che uno dei 150 operai impiegati nel cantiere sia mai rimasto a secco senza stipendio. Occhi puntati su due cantieri, uno quello di Cap Case (via del Romito), e un altro in fase di avvio per l’ampliamento del campo di atletica a Galcetello finanziato da Coop attraverso gli oneri di extraurbanizzazione per spostamento di Obi nell’ex Coop di via Viareggio. «Con il modello della contrattazione anticipata si semina a monte per evitare poi problemi a valle», fa notare Testa (Cgil). Un accordo che, secondo la regola che si sono dati i sindacati, può valere per gli appalti di medie-grandi dimensioni da 500mila euro in su. «Eppure, quando lo proponiamo ai costruttori locali induce allo scetticismo», aggiunge Romano (Uil).

Caos vertenze. Aziende-fantasma con sede a Sud che spariscono, cooperative anomale in cui i lavoratori diventano soci e percepiscono bassi salari. Battere cassa per il lavoratori che reclamano lo stipendio è diventato sempre più difficile. «Dal 2008 a oggi il numero dei contenziosi è più che raddoppiato, non solo fra lavoratore e azienda ma anche tra l’azienda appaltatrice e quella in subappalto», denuncia Menici (Cisl). Una gara di sopravvivenza a colpi di decreti ingiuntivi.

 

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