Sicurezza
Prato, la testimonianza. «Sono stato miracolato. Per ben due volte»
La sua auto è stata schiacciata da una frana a Peraldaccio come una lattina. «Eravamo riusciti a uscire quando un altro masso è partito verso di noi». Il racconto di uno dei feriti
PRATO. “Sono un doppio miracolato, su quella strada ho visto la morte in faccia”. Enrico La Mastra, che è stato travolto da un masso mente transitava in macchina sulla strada vicinale che porta al Peraldaccio, è ancora visibilmente scosso. A distanza di un giorno ha realizzato quello che è successo. “Sabato pomeriggio – racconta – stavo tornando dal Peraldaccio, dove ho una casa, verso Prato. La strada ha sempre dato problemi, infatti, ad un certo punto mi sono fermato per vedere se con le piogge della mattina, si fossero creati piccoli smottamenti”. Effettivamente un po' di sassolini misto a fango scendevano lentamente dalla montagna verso la strada. “Non ho dato importanza al fenomeno, visto che è abbastanza comune. Mentre monitoravo la strada mi si è avvicinato un cacciatore per chiedermi informazioni su come arrivare a La Centrale”.

La Mastra, intuendo che l'uomo era in difficoltà lo ha accompagnato al borgo, dove avrebbe dovuto incontrare degli amici. “Non si sono trovati e così abbiamo fatto la strada al contrario, poco prima di arrivare nel punto in cui ci eravamo incontrati, mi sono fermato per mettere le marce ridotte, avevo notato che la strada era fangosa. Poi sono ripartito. Dopo pochi metri ho sentito il mio passeggero esclamare attenzione! Non ho fatto tempo a rendermi conto di quello che stava per accadere, tutto è diventato buio e ho sentito la macchina accartocciarsi, come se fosse una lattina di Coca Cola”.
Un masso, si era spostato di pochi metri e aveva colpito il fuoristrada nella parte anteriore spingendo il motore nell' abitacolo. “Sono uscito e ho visto che la macchina era in bilico sul ciglio della strada. Sono rientrato per accertarmi che anche Cuomo stesse bene. Era vivo ma non riusciva a muovere una gamba, così l'ho trascinato fuori dall' abitacolo”. Mentre era impegnato nell' operazione di soccorso, il cellulare di La Mastra ha iniziato a squillare. “Era mia moglie Anna, ovviamente le ho detto che andava tutto bene e che sarei tornato a Prato nel giro di tre quarti d'ora”.
Una grande presenza di spirito che l'imprenditore ha imparato durante un corso sulla sicurezza fatto in azienda: mai allarmare chi è lontano e non può aiutarti. “Ho sentito una voce un po' affannata e strana – racconta Anna – ma siccome in quel punto il segnale è molto debole non ci ho fatto caso”. Invece poco dopo è avvenuto il secondo miracolo. “Mi trovavo con il fango ai polpacci, più in basso rispetto alla macchina, con Cuomo sdraiato e dolorante e ho visto un grosso masso iniziare a rotolare verso di noi. A quel punto ho realizzato che sarei morto lì, schiacciato”. Evidentemente non era il momento giusto: il sasso è stato deviato e i due uomini non sono neppure stati sfiorati.
“A quel punto ho chiamato i soccorsi con il cellulare di Cuomo, il mio era pieno di fango. Ho dato la nostra posizione e ho chiesto di inviare la Croce Rossa di Vernio, il punto soccorso più vicino, e i pompieri. Quando ho sentito arrivare i soccorritori mi sono avvicinato alla strada per farmi vedere, immediatamente sono iniziate le operazioni di soccorso e dopo poco è arrivato anche l'elisoccorso che ha agganciato Cuomo”. Ma l'avventura non è finita. “Improvvisamente ha iniziato a piovere così ho urlato ai soccorritori di fare veloce, perchè avrebbe potuto smottare tutto. Poi non ce l'ho fatta restare lì e mi sono avviato verso la provinciale a piedi”.

Nel frattempo Anna e i figli, avvisati dal 118, sono partiti per raggiungere il Peradalaccio. “E' stato un viaggio triste e angosciante. Avevo sentito Enrico poco prima e poi quando è arrivata la telefonata ho immaginato il peggio. Ci siamo abbracciati all' incrocio con la provinciale, solo allora ho tirato un lungo sospiro di sollievo”. Anche Enrico ha capito che tutto era finito e ha cercato di salire in macchina per tornare a casa. “Immediatamente sono stato richiamato all' ordine dal medico del 118 che mi ha fatto accomodare in ambulanza per i controlli e poi mi ha accompagnato all' ospedale per ulteriori accertamenti”.
In tarda serata di sabato La Mastra è stato dimesso e finalmente è rientrato nella sua abitazione. “Sono andato subito a letto, ma per tutta la notte ho sognato il masso che mi cadeva addosso. Soltanto la mattina ho realizzato quello che mi è successo”. Una notte agitata anche per Anna. “Ho fatto fatica ad addormentarmi, sentivo Enrico accanto a me che si agitava e sospirava. E' stato un brutto incubo che però è finito bene”. La Mastra fra qualche giorno tornerà in Val di Bisenzio, per ora si gode l'affetto della famiglia, compreso quello del cane Tobi che forse ha intuito il pericolo corso dal suo padrone e così dimostra il suo affetto guardandolo con occhi adoranti e strisciandosi in continuazione contro la coscia segnata da un grosso livido.
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