Il Tirreno

Prato

Il grande cuore di Martina, una ragazza ricca di amore

di Maria Lardara
Il grande cuore di Martina, una ragazza ricca di amore

La figlia del brigadiere ferito davanti a Palazzo Chigi parla di sè e del suo rapporto con la città «Se devo proprio trovare un difetto a Prato è la mancanza di locali per i giovani»

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PRATO. La voce dall’altra parte del filo è ferma, decisa. Trasuda la freschezza e l‘energia della ragazza di 23 anni che racconta il suo andar per aperitivi tra il “Caffè 21” e il “Bigonge Bar”. Una vita fa, si potrebbe dire: ricordi di una normalità spezzata in quel di Prato, dalle amiche del cuore al fidanzato Simone. Perché la vita di Martina Giangrande si è spezzata in quel maledetto giorno, il 28 aprile 2013, quando il padre Giuseppe fu ferito a colpi di pistola dall’attentatore Luigi Preiti davanti a Palazzo Chigi. Il brigadiere è ora di nuovo ricoverato nella clinica a pochi chilometri da Imola a causa dell’insufficienza polmonare che lo colpì all’inizio di gennaio.

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«Papà è dimagrito, anche oggi (abbiamo sentito Martina al telefono giovedì, ndr) ha avuto una crisi respiratoria: chissà quando potrà tornare a Prato. I medici non si pronunciano, aspettano che recuperi le sue forze».

Inseparabile la cagnolina Peggy, che in questi momenti difficili riesce a far assaporare un po’ di normalità a Martina. «Vorrei tornare nella mia casa di via Machiavelli. Si potesse fermare il tempo, tornare a quando papà mi dava appuntamento al chiosco di piazza Mercatale per mangiare le patatine insieme alla Peggy. La priorità adesso è stare con lui. E io non lo abbandono, nemmeno per un attimo».

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La figlia del brigadiere Giangrande è una roccia. Ma il destino con lei continua a essere crudele. A dicembre, quando il padre fu dimesso dalla clinica di Imola, era stato il ritorno al focolare domestico a donare una parvenza di normalità alla vita di Martina già scossa da un grave lutto nel febbraio 2013, quando la ragazza perse la madre dopo una malattia. La sua quotidianità, prima di questi tragici eventi, era scandita da tutte quelle cose che può fare una giovane di 23 anni.

«Non che Prato sia tutta questa città a misura di giovane. Di locali per gli aperitivi in centro ce ne sono tanti. Alcuni anche carini, come il “Bigonge” o “Caffè 21”. Per andare a ballare dopo cena, un giovane pratese deve però spostarsi a Firenze o Montecatini. Ecco, forse tra i difetti della mia città c’è proprio questo, la mancanza di locali per i giovani». Di Martina si scopre così l’anima un po’ “viveur”, niente di strano in una ragazza di 23 anni. Anzi, “23 anni e mezzo” come tiene a precisare lei che il 13 maggio prossimo festeggerà il compleanno. Ed è proprio a ballare, durante una festa di compleanno, che Martina ha conosciuto il fidanzato Simone, trent’anni. Le frecce di Cupido sono scoccate quando lei aveva 19 anni. Simone lavora e vive a Prato, Martina passa tutta la settimana nella clinica di Imola dove è ricoverato il padre. «Per vederci facciamo i salti mortali, facendo continuamente la spola fra Toscana e Emilia», racconta Martina. Che ama la sua casa alla Pietà perché «è a due passi dal centro, per questo i genitori decisero di comprarla: in fondo il bello di Prato è questo, è molto a misura d’uomo».

Giuseppe Giangrande con la piccola Martina

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Aveva 7 anni quando Martina si trasferì da Avezzano, luogo natio, a Prato. Quando hai il padre nell’arma dei Carabinieri (Giangrande è originario di Monreale), capita del resto dover cambiare spesso città.

C’è un bel pezzo di Prato comunque nel suo album d’infanzia, vissuta tra le scuole elementari “Meucci” e le medie “Fermi”, dai ricordi della maestra Betti («mi aiutò inizialmente a inserirmi, da piccola non avevo tanti amici») a quelli della casa in viale Galilei dove visse fino a 16 anni. Poi, la scelta delle superiori e un infortunio a scuola che la costrinse a perdere il quarto anno. Inizialmente infatti Martina si iscrisse all’istituto “Gramsci-Keynes” ma in quarta, durante l’orario di educazione fisica, si fece male: un incidente che rischiò di pregiudicare la sua colonna vertebrale. L’assenza per malattia dalla scuola le costò cara: «Dovevo ripetere l’anno e a quel punto decisi di passare al “Dagomari”: fu un periodo difficile per me e mia madre. Eravamo da sole, in quel periodo mio padre era in missione in Bosnia. Alla fine riuscii a diplomarmi in ragioneria».

Il vicesindaco Goffredo Borchi e il sindaco Roberto Cenni consegnano un'onorificenza a Martina

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Se chiedi a Martina degli anni delle superiori, inevitabilmente riaffiorano i nomi delle sue amiche del cuore, quelle che non l’hanno mollata mai, nemmeno nel momento del dolore. «Si chiamano Elisa, Ilaria, Alessia e Laura. Mi vengono a trovare anche quassù, in clinica da papà. Alla fine, ho solo loro. I miei parenti sono tutti lontani, in Sicilia e nel Nord Italia». Ha un cuore grande questa ragazza, talmente grande da pensare alle persone che potrebbe aver messo in difficoltà dedicando tutto il suo tempo al padre. E il pensiero corre subito a Eleonora, la sua ex titolare della “Casa degli orsi”, dove faceva animazione per i più piccoli. Lavorava qui Martina quando l’attentato fuori Palazzo Chigi sconvolse la vita della famiglia Giangrande. «Eleonora è un’amica e la sento spesso. Mi è stata molto vicina alla morte di mamma. Mi sento male se penso che ho dovuto lasciarla su due piedi ad aprile. Era incinta, aspettava due gemelli. Abbiamo provato per un po’ ad andare avanti con le ferie e l’aspettativa ma alla fine ho dovuto dare le dimissioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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