La manifestazione
Mensa del Pin a Prato a rischio, a bocca asciutta 1250 studenti
Ha i giorni contati l’affidamento del servizio al bar pasticceria Betti che gestisce i pasti del Pin dal 2006. Il locale ha intenzione di aprire un punto ristoro vegetariano entro il mese prossimo
PRATO. Cercasi mensa per gli studenti universitari di Prato: un posto a tavola fra una lezione e l’altra. Si profila il rischio che tanti di loro possano rimanere a bocca asciutta se non sarà trovato un nuovo gestore per l’erogazione dei pasti. La notizia interessa un bacino di 1250 potenziali fruitori del servizio (gli studenti del Pin), per una media di 100 pasti al giorno secondo le stime del Dsu Toscana (azienda della Regione Toscana per il diritto allo studio universitario).
Ha infatti i giorni contati l’affidamento al bar-pasticceria “Betti” di via Guizzelmi che, dal 2006 a oggi, ha ospitato la mensa universitaria attraverso la partecipazione a gare d’appalto. Per il Dsu è una corsa contro il tempo per trovare entro un mese un nuovo soggetto nel raggio di due chilometri come prescrivono le regole per l’affidamento. Andata deserta la gara per il servizio di somministrazione dei pasti per il periodo 1 dicembre 2013 – 30 novembre 2014, l’azienda per il diritto allo studio ci ha riprovato con una procedura d’affidamento tramite invito alle aziende, nemmeno quest’ultima andata in porto (periodo 1 marzo-30 giugno 2014).
Dopo tanti anni il bar-pasticceria “Betti”, che aveva requisiti e dimensioni giuste per offrire quel servizio, ha deciso di tirarsi indietro alla scadenza del rapporto con il Dsu visti gli esigui margini di profitto derivanti dall’appalto. E poi lo storico locale di via Guizzelmi ha in testa un obiettivo, per la gioia di tutti i buongustai di verdure: aprire un ristorante vegetariano come punto pranzo utilizzando lo spazio aggiuntivo della saletta con 30 coperti, di recente ristrutturato e abbellito con un tocco d’arte (l’idea è di ospitare giovani artisti). E ci sarà anche un angolo per i bambini con giochi e pennarelli.
«Era nostra intenzione aprire il ristorante vegetariano il 4 marzo ma l’università ci ha chiesto di andare avanti con la mensa per un altro mese, in modo da non mettere in difficoltà gli studenti. E così faremo per non creare disagi», spiega Chiara Salimbeni della pasticceria “Betti”. Essenziale che il locale cui affidare il servizio sia in regola con il Durc (documento unico di regolarità contributiva) per i contratti pubblici. Il Dsu Toscana ha già bussato alla porta di altri esercenti ma finora nessuno si è fatto avanti.Due i potenziali soggetti interessati con cui sono stati avviati contatti, nella speranza che vadano a buon fine nel giro di poche settimane.
«La difficoltà nel reperire i locali per la mensa dipende dalla situazione di crisi generale: per organizzare una mensa – spiega il dirigente dell’area ristorazione del Dsu, Enrico Carpitelli - occorrono determinati requisiti, oltreché una capacità di investimento. Si parla di una media di 100 pasti al giorno». L’ultimo bando di gara, quello andato deserto a dicembre, stabiliva come importo a base d’asta 166.600,00 euro per 28mila pasti interi presunti all’anno al netto dell’Iva (in pratica, meno di 6 euro a pranzo per ciascun studente). «Ma la quantità dei pasti – fa notare la titolare del “Betti” – è sempre stata inferiore a quella prevista. Con i budget dell’università ci si può guadagnare solo sui grandi numeri. Alla fine con le spese fisse andavamo a rimessa». E poi la sfida del ristorante vegetariano è dietro l’angolo.
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