Il Tirreno

Prato

Droga e Al Qaeda, riparte l’inchiesta

di Paolo Nencioni
Droga e Al Qaeda, riparte l’inchiesta

Narcotrafficante convinto dai servizi segreti a rientrare dal Pakistan, l’ipotesi del finanziamento di cellule terroristiche

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PRATO. Coi soldi del traffico internazionale di eroina hanno aperto kebab e ristoranti. Ma hanno fatto anche altro? Hanno finanziato cellule terroristiche legate ad Al Qaeda? L'uomo che potrebbe raccontare tutta la storia, e che forse la sta raccontando, è arrivato in questi giorni dal Pakistan, dopo una trattativa coi servizi segreti italiani. Si chiama Waseeem Abbas Syed e fino a un paio di anni fa lavorava ufficialmente come operaio a Montemurlo, dove aveva sposato un'italiana, sorella di un barista. Dal 2012 è rimasto a calduccio a Peshawar, in Pakistan, come garante di un imponente traffico di droga, e l'arresto del fratello Imran Abbas Syed, 31 anni, e del cognato Antonio Esposito, 58 anni, fermati dalla polizia di Prato l'8 gennaio 2012 con 10 chili di eroina purissima di ritorno dal Pakistan, lo ha convinto che non era il caso di tornare in Italia. Anche perché sapeva che l'arresto di Imran ed Esposito era solo la punta dell'iceberg di un'inchiesta che punta molto in alto. Ora però Waseem ha cambiato idea e tutto si è rimesso in movimento.

Su Waseem Abbas indaga Roma, non Prato. Il sostituto procuratore Barbara Zuin, insieme ai colleghi della Direzione distrettuale antimafia della capitale, ha una lista che oltre a Waseem comprende molti altri nomi, quasi tutti pachistani, e un'ipotesi investigativa che mette i brividi. L'ipotesi cioè che i proventi del traffico di eroina dal Pakistan e dall'Afghanistan vadano a finanziare cellule terroristiche legate ad Al Qaeda, prevalentemente nei due paesi asiatici. Per questo la Procura di Roma ha cercato in tutte le maniere di far tornare in Italia Waseem Abbas Syed. E negli ultimi giorni ci è riuscita. Pare sia stato decisivo il ruolo dei nostri servizi segreti in Pakistan: una serie di colloqui con Waseem, promesse di un trattamento di riguardo in cambio di collaborazione. E così il pachistano è sbarcato nei giorni scorsi all'aeroporto di Fiumicino e lunedì si è costituito al carcere di Regina Coeli. Il giorno dopo, assistito dagli avvocati Federico Febbo e Costanza Malerba, era già di fronte al sostituto procuratore Barbara Zuin e ci è rimasto per quasi sei ore, rispondendo a un sacco di domande. Ha ammesso senza batter ciglio di aver fatto parte di un'associazione criminale capace di importare ogni mese 15 chili di eroina dal Pakistan all'Italia, ma anche in Olanda, Spagna, Svizzera, Inghilterra e Austria. Gli hanno mostrato foto scattate dalla nostra intelligence a in Pakistan che lo ritraggono protetto da guardie armate a Peshawar. Lui pazientemente ha spiegato che il Pakistan non è l'Italia, che quelli che se lo possono permettere, come lui, vivono in "compound", edifici recintati, e assoldano la vigilanza armata per proteggersi.

Ma la domanda più importante è arrivata sul finire. Che fine fanno i guadagni del traffico di droga, come vengono reimpiegati? Waseem dice che con gli incassi sono stati aperti dei locali, kebab e ristoranti, prevalentemente in Lombardia, a Milano e Brescia. Ma gli inquirenti sembrano convinti che ci sia dell'altro. Che possano essere finanziate attività terroristiche. Lui per ora nicchia. Del resto non ha l'aspetto di un fondamentalista: capelli lunghi, senza barba, in Europa dal 1999, amante dei piaceri della vita, medio-alto spessore culturale e frequenti viaggi in Olanda e Spagna. E poi ha sposato un'italiana. Ma questo in fondo non significa molto. Nel corso dell'interrogatorio avrebbe riconosciuto numerosi volti che gli sono stati mostrati, metà dei quali sono latitanti. Accertamenti verranno compiuti sulle attività economiche aperte coi guadagni della droga e ovviamente si cercheranno riscontri a quell'ipotesi suggestiva del finanziamento di cellule terroristiche. Intanto Waseem Abbas Syed ha confermato giovedì al giudice per le indagini preliminari tutto quello che aveva detto due giorni prima al sostituto Zuin.

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