La manifestazione
Prato deve avere coraggio
A cinque anni da Prato non deve chiudere, gli interventi del sindaco, del presidente della Provincia e del vescovo emerito
IL SINDACO. Ci troviamo di fronte ad una situazione in cui Prato non si era mai trovata, perché chi aveva voglia di lavorare, da piccolo imprenditore o lavoratore dipendente che fosse, qui ha sempre trovato la possibilità di gestire il proprio futuro. È perciò evidente che di fronte ad una condizione alla quale non eravamo abituati possa prendere lo sconforto ed i singoli possano perdere fiducia nelle proprie qualità. Tutto quello che è successo dagli anni 2000 in poi, a partire dagli sciagurati accordi commerciali del Wto, con un'apertura incondizionata e incontrollata verso i mercati emergenti insieme a politiche comunitarie che hanno penalizzato notevolmente le Pmi manifatturiere - su tutte l'Euro –, ha posto le manifatture tessili pratesi in grande difficoltà. Voglio continuare a sperare che almeno quelle che dovrebbero essere le tutele che Prato ha fortemente richiesto possano trovare finalmente accoglimento in Europa. Politiche che peraltro non costano niente. Mi riferisco alla tracciabilità del prodotto, della quale abbiamo parlato al vicepresidente della commissione europea Tajani, unita alla reciprocità nelle condizioni doganali che impediscono spesso alle aziende pratesi di poter esportare in paesi come la Cina a causa dei requisiti doganali richiesti, mentre l'Europa importa qualsiasi cosa. Nonostante ciò le imprese stanno continuando a dare il meglio, innovando i loro prodotti e cercando nuovi mercati, resistendo di fatto ad una situazione oggettivamente molto difficile. In questo senso la politica dovrebbe fare di tutto per aiutare e sostenere queste imprese. Grande apprezzamento va anche a coloro che parallelamente al tessile, in virtù di spirito imprenditoriale, indomita energia e voglia di fare, hanno fatto sì che attività diversificate si costituissero, sviluppandosi sul nostro territorio. Penso al settore alimentare come all'alta tecnologia. E notevole attenzione va riservata anche alle imprese attive nell'ambito dell'economia verde. Ho fiducia in questa Prato e sono consapevole che se ciascuno di noi cercherà nel suo piccolo quanto di positivo può dare e mettere in atto per superare queste difficoltà potremo farcela. Perché Prato non può e non deve chiudere. (Roberto Cenni, sindaco di Prato)
IL VESCOVO EMERITO. Sono due i sentimenti che avverto dentro di me ricordando quelle giornate della fine di febbraio del 2009 e la grande manifestazione corale che prese il nome di «Prato non deve chiudere"» parole scritte a caratteri grandi sul lunghissimo striscione tricolore che attraversò il centro cittadino.
Da una parte, infatti, provo ancora gioia pensando a un evento così memorabile che coinvolse l'intera comunità pratese e si impose all'opinione pubblica nazionale, ottenendo anzi una risonanza anche in piazza San Pietro l'indomani, la domenica 1 marzo, durante l'Angelus di papa Benedetto XVI che rammentò a tutti i fedeli anche Prato tra i distretti italiani particolarmente provati dalla crisi economica.
A questa gioia si unisce la gratitudine per quanti, a livello politico ed economico-sociale, promossero e animarono l'iniziativa.
Al tempo stesso sento un'amarezza tuttora viva e pungente per il fatto che sono stati scarsi, successivamente, sul piano del lavoro, i frutti auspicati in quel 28 mattina pieno di sole e di concordia sociale.
Prato non ha chiuso ma hanno chiuso o si sono pesantemente ridimensionate troppe aziende, e la società pratese, mi pare, è ancora in depressione.
Eppure, se questa amarezza è purtroppo motivata, bisogna riconoscere in ogni modo che quella giornata del 28 febbraio 2009 fu il frutto di energie e convergenze positive e a sua volta incoraggiò e ispirò sforzi positivi e notevoli iniziative di solidarietà che hanno avuto per protagonisti dei soggetti della società civile e della comunità diocesana fortemente unite e che hanno alleggerito pesi e durezze tra la nostra gente.
Mi piace ricordare tra l'altro che la sera del 27 ebbi la grazia di presiedere in cattedrale, in preparazione alla manifestazione di sabato mattina, un momento di preghiera, assai partecipato, per la ripresa del lavoro e della fiducia. Guardando le cose da credenti, che non misurano le conseguenze di un avvenimento solo dagli effetti quantitativi, pensiamo che sia giusto essere ancora felici e grati di quel fine-febbraio di cinque anni or sono.
Certamente non sarebbe stata più grande la fiducia e l'iniziativa se non fosse stata pensata, voluta e realizzata la manifestazione di «Prato non deve chiudere».
Condividere insieme il dolore della crisi e la speranza del suo superamento non fu di poco conto, nonostante il perdurare della gravissima crisi generale.
Magari quello spirito e quella concordia avessero avuto una piena continuità lungo gli anni successivi e fossero ancora in cima, superiori ad ogni calcolo e ad ogni interesse di parte, nei pensieri e nei propositi di tutti!
(Gastone Simoni, vescovo emerito di Prato)
IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA. E' ora che dobbiamo avere più coraggio, ora che timidamente si affacciano i segnali della ripresa per l'azienda Italia. Prato riparte perché non si è mai fermata. Mi piacerebbe che fosse questo il nostro slogan, nonostante tutto. Prato deve tornare a scommettere su se stessa e diventare l'emblema di una squadra di piccole medie imprese che resistono e rilanciano. Tra mille difficoltà.
Proviamo a camminare più speditamente in avanti. Dobbiamo adesso mettere in valore quello che di buono, anche se falcidiato, ci è rimasto: la filiera del sistema tessile, una filiera preziosa che probabilmente non ha eguali in Europa. Su questo obiettivo dobbiamo lavorare insieme, istituzioni, forze economiche, sindacati, lavoratori e imprenditori. Ma dobbiamo anche accompagnare la nascita delle nuove imprese, quelle innovative e giovani, che chiedono sostegno a partire dal fronte delle esportazioni e dell'internalizzazione. Troppe volte in questi anni ci sono state divisioni per interessi di bottega. Adesso è necessario andare oltre, e farlo alla svelta.Nessuno pensava a una crisi così lunga e feroce. Dietro di noi e accanto a noi c'è ancora tanta, troppa, sofferenza. Ci sono le imprese che hanno chiuso, i lavoratori alla disperata ricerca di un impiego, i giovani e non solo loro che non sanno dove sbattere la testa, c'è una comunità che sembra aver smarrito la sua sicurezza. Abbiamo fronteggiato l'emergenza grazie a una rete solidale che ci ha visto tutti insieme. Adesso però siamo allo stremo. In questi anni siamo stati il simbolo della crisi della piccola media impresa italiana, una crisi che ha mietuto dovunque migliaia di vittime, lavoratori e imprese. Hanno detto di noi media e tv. Svendendo troppe volte la nostra identità che va oltre questa crisi. Sì perché nel distretto - in questi anni - ci sono state aziende che hanno resistito e che hanno innovato e imprenditori coraggiosi, spesso giovani, che hanno aperto i battenti. Adesso, caparbiamente, dobbiamo tornare a sperare, rimettendo insieme un puzzle che è stato scosso e scompaginato ma che dispone ancora di pezzi straordinari e decisivi.
(Lamberto Gestri, presidente della Provincia di Prato)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google