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Prato

Cinque anni fa "Prato non deve chiudere". Sindacati e industriali: "Niente sussidi, servono più lavoro e sviluppo"

di Barbara Burzi
Cinque anni fa "Prato non deve chiudere". Sindacati e industriali: "Niente sussidi, servono più lavoro e sviluppo"

Imprenditori e sindacati uniti: per rilanciare la manifattura occorrono maggiori investimenti e azioni di internazionalizzazione e di incoming

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PRATO. I tempi sono cambiati. Se nel 2009 c’era bisogno di mostrarsi uniti per difendere la tenuta anche sociale di un distretto in crisi chiedendo aiuto al governo - un aiuto concretizzatosi in una pioggia di milioni di euro per sostenere gli ammortizzatori - oggi servono proposte condivise per rilanciare l’economia perché il problema, non è più di Prato, ma di tutto il manifatturiero.

Welfare, mappatura di filiera, internazionalizzazione e azioni di incoming, sono le leve strategiche su cui punta Prato per restituire competitività al sistema produttivo. In particolare, industriali e artigiani stanno collaborando alla stesura di alcuni progetti che potrebbero contribuire ad attrarre investimenti dall’estero. In quest’ottica, secondo il presidente di Confindustria Prato Andrea Cavicchi, il collegamento con Roma è fondamentale. «Al Ministero dello Sviluppo economico abbiamo chiesto di finanziare due progetti specifici – svela – il primo riguarda la realizzazione di grandi eventi, sul modello della piattaforma messa a punto per Firenze da Pitti immagine, con l’obiettivo di favorire l’incoming. Il secondo è finalizzato invece a sostenere le missioni di internazionalizzazione con azioni rivolte alle imprese che si sono distinte per la capacità di sapersi innovare nonostante la crisi. Stiamo aspettando la nomina del nuovo sottosegretario, dopodiché siamo pronti a riavviare il discorso da dove l’avevamo lasciato».

Sembra chiaro a tutti ormai che la strategia nazionale ed europea sia quella di far leva sulle attività produttive, da cui dipendono lavoro e occupazione. «Si può cominciare a parlare di crescita e sviluppo solo se riparte il manifatturiero – dice il segretario generale della Camera del lavoro, Alessandro Fabbrizzi - per far questo non si può prescindere da un’azione sinergica che sia funzionale al raggiungimento di un progetto condiviso con modalità di investimento pubblico».

Per il presidente della Camera di commercio Luca Giusti, «dovremmo cominciare ad aver una visione più ampia del problema – sostiene – poiché dalla manifestazione di cinque anni fa le cose sono cambiate e, nel frattempo, il caso Prato è diventato precursore di una situazione nazionale che non interessa più soltanto il nostro distretto». «Le imprese non hanno ancora trovato le risposte e l’attenzione che meritano – aggiunge - Anche se qualche risultato è stato ottenuto in termini di sussidi, adesso c’è bisogno di interventi concreti di rilancio».

«La crisi è stata violenta negli ultimi cinque anni e le cose rispetto al 2009 sono peggiorate, però la situazione attuale deve indurci a far sentire di più la nostra voce perché c’è bisogno di rimettere il lavoro al centro dell’attenzione nazionale – commenta il presidente di Confartigianato Prato, Andrea Belli – Oggi riproporre un’iniziativa analoga a quella di “Prato non deve chiudere” non avrebbe senso anche se siamo tutti intenzionati a ripetere sul territorio la manifestazione delle piccole imprese a Roma per protestare contro gli ostacoli che frenano la competitività e lo sviluppo. Ricomincerei da un tavolo di distretto, più ristretto ed efficiente».

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