Il Tirreno

Prato

Dal Comune un’anticipazione dimenticata da 500mila euro

Dal Comune un’anticipazione dimenticata da 500mila euro

Prato, il consigliere Riccardo Bini chiede la restituzione della somma versata al Pecci per l’acquisto, mai avvenuto, della collezione del centro d’arte

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PRATO. Il Pecci di oggi si accapiglia sull'opportunità di nominare alla direzione Vittorio Sgarbi, ma dal passato riaffiora una strana intesa fra il museo e il Comune risalente al 2006 per evitare a quel tempo il collasso finanziario dell'associazione.

L'anomalia consiste in un versamento di 500mila euro sborsato dall'amministrazione Romagnoli all'associazione che gestisce il museo a titolo di prima tranche per l'acquisto dell'intero patrimonio del Pecci. Tutte le opere della collezione. L'iniezione di liquidità serviva a salvare le casse del centro per l'arte contemporanea, ma stranamente la procedura si è arenata.

Non c'è stato il rogito per perfezionare il passaggio definitivo delle opere dal Pecci al Comune ed il conseguente pagamento del saldo. Un trasferimento, a dir la verità, puramente teorico in quanto l'amministrazione si impegnava a girare in comodato gratuito le opere al museo. Secondo i patti tornati alla luce grazie all'azione di accesso agli atti da parte del consigliere comunale, Riccardo Bini l'operazione complessivamente valeva 1,3 milioni di euro. Quello che potremmo definire il prezzo di vendita di quadri, litografie, sculture presenti nella collezione del Pecci. Un vero affare se si considera che da una stima compiuta in sede di inventario le opere varrebbero 1,7 milioni pari al 37% del patrimonio complessivo, per un totale di 4,5 milioni a prezzi di mercato.

Apparentemente i conti tornavano fin troppo bene. Il Comune si sarebbe preso le opere d'arte per inserirle nelle disponibilità del museo civico a prezzi da liquidazione. «Il punto è che hanno fatto la perizia in casa ed è firmata dall'allora direttore Sotif – lamenta Bini, candidato sindaco della lista civica Città Forte –. Di solito questo lavoro viene affidato a terzi». In realtà, gli 1,7 milioni scontati a 1,3 milioni sono rimasti puramente teorici, perché il Comune aveva fissato come condizione per arrivare a firmare il rogito la delibera del nuovo piano industriale del Pecci e la garanzia che la cifra accordata al museo fosse riversata principalmente in attività culturali e non nella montagna di costi fissi, legati principalmente al personale.

«Annualmente – ricorda Bini – incidono per un milione di euro a fronte di incassi per le attività culturali di appena 32 mila euro». Fermi giuridicamente al compromesso del gennaio del 2006, Riccardo Bini adesso vuole delle risposte dal Comune e dal sindaco: «Vorrei capire, anzitutto, di chi sono queste opere? All'incompetenza del centrosinistra si è sostituita l'indifferenza totale di Cenni in questi 5 anni e del CdA, che non hanno saputo sanare questa situazione scandalosa, preoccupati di più a ingaggiare una bagarre sulla selezione del prossimo direttore. Se poi non ne fosse al corrente sarebbe ancor più grave dal momento che da primo cittadino è anche presidente dell'associazione».

In particolar modo Bini si preoccupa di riportare nelle casse del Comune la polpa di quella pietanza elargita con tanta generosità dal municipio: «Si possono avere indietro quei 500 mila euro?».

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