Sicurezza
PRATO NON DEVE CHIUDERE»28 FEBBRAIO 2009-2014
PRATO. Le porte della diocesi sono aperte. Siamo pronti a collaborare al rilancio della città consapevoli che non si deve navigare da soli ma tutti insieme. Il vescovo di Prato Franco Agostinelli,...
PRATO. Le porte della diocesi sono aperte. Siamo pronti a collaborare al rilancio della città consapevoli che non si deve navigare da soli ma tutti insieme. Il vescovo di Prato Franco Agostinelli, come fu con monsignor Gastone Simoni
Monsignor Agostinelli, quale idea si è fatto in questi mesi di Prato?
«Al mio arrivo tutti mi dicevano che ero “ arrivato nel momento più tragico di questa città” e mi raccontavano com’era Prato, un decennio fa e poi mi descrivevano la crisi e l’arrivo degli immigrati con rappresentate ben 110 etnie diverse. Io ho preso atto di cosa mi veniva detto. Adesso penso che se qualche mese fa la situazione era tragica, oggi non lo è sicuramente meno di prima. Ritegno che Prato sia una bomba sociale e se non ci mettiamo mano e troviamo le idee per dare risposte concrete sia dal punto di vista economico sia sociale rischiamo molto».
Come diocesi state pensando a qualche progetto o iniziativa per migliorare la situazione della città?
«Ci stiamo pensando. Tra qualche giorno andrò a Roma perché stiamo progettando di far arrivare a Prato qualche sacerdote di etnia cinese. E’ una mia priorità riuscire a sfondare questo muro di incomprensioni. Avere dei sacerdoti cinesi serve ad aprire la possibilità di arrivare a un dialogo. Prato deve diventare laboratorio di quello che potrà essere il futuro del Paese: è infatti una città multietnica , multireligiosa e multiculturale. Credo sia importante abbattere muraglie, cinesi e non solo».
E per quanto riguarda progetti più legati al rilancio?
«So che è necessario lavorare insieme. Credo sia evidente che,c ome accadde cinque anni fa, per risolvere i problemi di Prato non si possa essere navigatori solitari . E proprio per stimolare il dialogo vorremmo fossero creati dei centri di pensiero in sinergia con le istituzioni. Vedo che c’è un certo scoraggiamento, smarrimento, in tanti in città mi dicono che non sanno più come fare cosa fare. Per quel che mi riguarda spero non ci fermeremo davanti a queste comprensibili difficoltà. E’ obbligatorio trovare delle strade nuove e noi come diocesi siamo pronti a essere della partita. A me come vescovo non interessa solo il cristianesimo ma l’uomo, che con la sua integrità e la sua interezza rappresenta la passione del cristianesimo. Sono quindi un vescovo che si vuol impegnare politicamente (non partiticamente ovviamente) per il bene della nostra polis».
Alla messa di Santo Stefano ha parlato di due progetti per affrontare i temi caldi della città.
Stiamo lavorando a un consiglio di giovani perché come diceva “La Pira” i giovani sono come le rondini e annunciano la primavera. Non sono inquinati, sono aperti al nuovo e quindi abbiamo deciso di metterli insieme e ascoltarli. Vogliamo sapere cosa pensano oro del futuro di Prato, cosa si aspettano, cosa farebbero.
Poi c’è una seconda iniziativa. Prato non difetta di teste pensanti che si fanno notare nelle varie università d’Italia e del mondo. Perché queste persone non dicono cosa pensano si possa fare per la loro città? Perché non radunare le loro idee e i loro progetti. Stiamo stilando un elenco per creare una sorta di forum di intellettuali per stimolare idee nuove».
L’ex presidente della Provincia Massimo Logli sul Tirreno ha parlato dell’esigenza di creare una nuova piattaforma di progetti e di srotolare di nuovo quel Tricolore. Ritiene che la diocesi, come fece 5 anni fa, possa collaborare.
« La mia storia parla di una volontà di collaborare che non si è mai spenta . L’obiettivo comune il bene della gente. E per seguire questo obiettivo è doveroso mettersi insieme. S. Come diocesi vorremmo esserci e sono pronto anche a fare da collante tra associazioni e istituzioni. E pronto in ogni momento ad aprire le nostre porte».
Crede che Prato abbia delle chance e possa essere portavoce delle istanze della piccola e mida impresa.
«A me sembrerebbe strano che Prato che ha una storia di laboriosità, grinta, creatività debba arrendersi per un momento di difficoltà come il nostro. Certo non è un’isola, soffre dei problemi di tutto il Paese ma Prato credo possa mettere del suo per essere capofila di un percorso di rilancio e di progresso».
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