Attenzione
«Costretta a vivere con l’acqua in casa»
La protesta di un’inquilina delle case popolari di via Carlesi: «Da un mese aspetto una risposta»
PRATO. Ha dovuto accettare l'alloggio popolare anche se era consapevole che, per le esigenze familiari, non era sufficiente come spazio. Altrimenti avrebbe perso la graduatoria. Ha, quindi, pensato che si sarebbe potuta arrangiare alla meno peggio. Ma da luglio 2013, quando Silvana Loperfido è entrata nella casa popolare di via Carlesi a Galceti, le cose sono andate via via peggiorando. La signora Loperfido vive insieme alla figlia che presenta seri problemi di salute. L'abitazione è dotata di una sola camera, di un soggiorno-cucina e di un bagno. A novembre sono comparse le prime macchie di umido che hanno invaso buona parte della parete interna della camera della figlia. Inoltre l'umido, in alcuni giorni, fa formare a terra alcuni centimetri d'acqua. Una situazione diventata insostenibile per la donna che, pur avendo avvisato il Comune della situazione, ad oggi non ha avuto risposta. «La mia vita è diventata un inferno – dice amaramente la signora Silvana – non solo mia figlia ha problemi di salute ma anche io. Sono asmatica e con tutto l'umido che ho in casa sto male e mi trovo costretta a prendere medicinali per questa malattia. E vivere in un appartamento con una percentuale di umidità così elevata ci sta riducendo a pezzi. Mia figlia, per la sua patologia, necessita di dormire in una camera da sola, così io mi sono dovuta sistemare sul divano in soggiorno. Ho la schiena a pezzi ed andare avanti così è impossibile. A luglio dello scorso anno quando mi è stata consegnata la casa mi hanno detto che se rifiutavo avrei perso la graduatoria. Avevo visto quelli che erano gli ambienti ma l'alternativa era bere o affogare. E quando ho preso possesso dell'alloggio non c'erano tracce di umido. A novembre sono iniziati i guai. Una delle pareti della stanza da letto partendo dal battiscopa ha iniziato a tingersi di nero. Si tratta di un muro interno della casa, sul lato delle scale. Adesso c'è la muffa che ha invaso più della metà della parete. Ho telefonato all'Ufficio igiene del Comune spiegando cosa mi stava succedendo ed un mese fa è arrivata l'Asl per i sopralluoghi. Hanno redatto un verbale anche se a me non hanno lasciato nessun documento. Sono passati, dunque, trenta giorni ma nessuno si è fatto vivo. Ho chiamato di nuovo in Comune ma non ho avuto nessuna delucidazione, mi dicono che il verbale deve ancora arrivare. E così passano le settimane e la situazione va peggiorando senza che nessuno intervenga. In alcune giornate – aggiunge Silvana – quando c'è più condensa sul pavimento si formano anche tre centrimetri d'acqua. E' giusto continuare a vivere così?» La donna non sa più a che santo appellarsi perché questa soluzione si risolva quanto prima. Silvana Loperfido è costretta a dormire in cucina dove c'è pure la stufa, al momento non ha altre alternative. «Non hanno tenuto conto delle nostre condizioni di salute – sbotta Silvana – e adesso ci mancava la ciligiena sulla torta, anzi le ciligiene: l'umido che aumenta a vista d'occhio peggiorando la nostra salute ed il silenzio delle istituzioni».
Azelio Biagioni
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