Attenzione
Doppia sentenza dà torto all’Inail
Il padre dava un mano in ufficio nella ditta del figlio. Accolto il ricorso di un’azienda socia di Confartigianato
PRATO. Da questione di principio a battaglia legale che si è protratta per cinque anni, al temine della quale sia il Tribunale che la Corte di appello hanno accolto il ricorso di un’azienda artigiana contro l’Inail di Prato. Due soci, titolari di una piccola tessitura amministrata da Confartigianato Imprese Prato, si sono visti contestare la presenza di loro padre pensionato in azienda durante un’ispezione. L’uomo, pensionato, in quel momento stava svolgendo dei compiti di tipo amministrativo e dichiarò di passare saltuariamente a trovare i figli in azienda svolgendo, se necessario, delle commissioni esterne in banca o alla posta come accade spesso nelle attività a gestione familiare. La vicenda risale al 2008 e si esplicò nella richiesta da parte dell’Inail di pagamento del premio assicurativo: per l’ispettore, l’uomo stava svolgendo a tutti gli effetti un’ attività lavorativa , pertanto lo considerò socio di fatto ed esposto al rischio ambientale al pari dei dipendenti impiegati nella produzione, anche se lui si trovava in ufficio dove non è prevista questa voce di tariffa . Ritenendo di subire un’ingiustizia, la società – assistita dallo studio legale Forconi con cui Confartigianato ha attivato una proficua collaborazione – non ci ha pensato due volte a fare ricorso al Tribunale che con una sentenza del 2013 ha dichiarato “l’insussistenza dell’obbligo contributivo della società ricorrente nei confronti dell’Inail per le somme richieste».
La Corte in appello ha poi respinto il ricorso dell’Inail sostenendo che, il padre non era un soggetto assicurabile, tantomeno al rischio ambientale prospettato dall’Inail, in quanto svolgeva solo mansioni esterne al laboratorio. Inoltre, ha condannato l’ente a sostenere le spese. «E’ una sentenza condivisibile – commenta la consulente del lavori di Confartigianato Prato che ha seguito il caso - perché un conto è trovare un familiare, soprattutto anziano, intento a lavorare nel reparto produttivo dell’azienda di famiglia e un altro è trovarlo in ufficio a far visita ai figli magari alle prese con alcune incombenze di tipo amministrativo per dar loro una mano». Massima soddisfazione da parte dell’associazione di viale Montegrappa, che in questa vicenda ha garantito ai suoi associati tutto il supporto tecnico necessario . «Questo episodio dimostra quanto la richiesta di ragionevolezza che noi piccoli imprenditori reclamiamo rispetto all’interpretazione delle norme non sia così assurda - afferma il presidente Andrea Belli - c’è bisogno di una semplificazione che faccia apparire chiaro dove stanno le regole e dove i nostri diritti affinché ci sia più certezza nell’interpretazione della legge. Stavolta la determinazione di un artigiano nel portare avanti la sua causa per pura questione di principio, è stata premiata, ma non sempre è così. Troppe volte si registrano casi di piccoli imprenditori che preferiscono evitare di fare ricorso anche se convinti di avere ragione proprio perché il rischio di vedersi dare torto è tanto per la vastità dell’interpretazione della legge».
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