Il Tirreno

Prato

Macrolotto 0, ovvero l’ossessione della giunta Cenni

 Macrolotto 0, ovvero l’ossessione della giunta Cenni

I curatori dell’incontro con l’architetto Secchi al circolo Curiel replicano al sindaco: «In un’intera legislatura non siete riusciti a cambiare nulla»

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PRATO. Le parole non troppo lusinghiere pronunciate dal sindaco Roberto Cenni nei confronti dell’architetto Bernardo Secchi hanno provocato la reazione dei curatori dell’incontro che hanno inviato una loro replica. «Abbiamo curato un evento culturale - scrivono Fabio Bracci, Luca Bravi, Massimo Bressan, Andrea Valzania, Roberto Vezzosi - che ha portato, non in una patinata sala del centro storico, ma in un Circolo della prima periferia pratese, uno dei più importanti urbanisti europei. Nell'incontro di venerdì scorso, a cui peraltro non hanno partecipato né il sindaco, né Milone, si sono confrontate le opinioni di chi, ricco di importanti esperienze condotte in molte città europee, usa competenza e intelligenza per far sì che possano essere adottate efficaci soluzioni alla crisi che vive la città contemporanea. Una bella occasione, lontana dai luoghi istituzionali, rara sia per la partecipazione attenta di un gran numero di persone, che per l'interesse e la profondità degli argomenti. Ci dispiace constatare che, ancora una volta, il sindaco ha perso un'occasione per abbandonare la propaganda ed affrontare i veri nodi dello sviluppo della città».

«Il Macrolotto 0 è certamente un luogo affascinante. Non perché vada bene così, ma per come dobbiamo impegnare le politiche pubbliche, perché ci mostra come Prato sia ancora al centro dei fenomeni che stanno trasformando il mondo intero. Ci mostra anche gli effetti perversi del capitalismo globale e ci rende più capaci di conoscerli e di reagire.

Eppure il sindaco ritiene che non sia educativo parlare del Macrolotto 0 - un luogo simbolico della sua città. Così come non è bene parlare di Chiesanuova, S. Paolo, il Soccorso (e della strada sopraelevata che lui vuol imporre agli abitanti) e di altri quartieri. Ma chi ha portato il Macrolotto 0 sui giornali e nello spazio pubblico della discussione politica e urbanistica? Lui e il suo fido assessore trasformista Milone.

Ricordiamo al sindaco che nel settembre del 2010 egli stesso, da poco eletto, firmò un'ordinanza (n. 2054/2010) che aveva come oggetto: "Orari Macrolotto zero e vie limitrofe". Nessuna amministrazione prima della sua aveva mai ripescato dall'archivio del lessico tecnico quel nome. L'ordinanza aveva allegata addirittura una cartografia che riproduceva quasi integralmente il perimetro disegnato da Secchi quindici anni prima. L'ordinanza verrà poi annullata dal Tar in quanto il provvedimento, limitato a una certa zona, assumeva un carattere discriminatorio rispetto ad altri punti della città, dove esercizi simili potevano stare aperti anche oltre gli orari consentiti. Un triste e goffo tentativo di forzare il diritto, che "fallisce" nel ridicolo.

Negli anni seguenti i blitz organizzati dal fedele alleato, Milone, vedono le forze dell'ordine e i pubblici ufficiali affiancati da giornalisti e televisioni per dare risalto all'azione repressiva. Azioni che hanno prodotto un infinito elenco di articoli e programmi televisivi in Italia e all'estero, ma che non hanno raggiunto l'obiettivo inizialmente dichiarato e poi goffamente negato dallo stesso assessore Milone: costringere le imprese cinesi a chiudere o a spostarsi altrove (alcune imprese si sono spostate, in effetti, ma riprendendo le medesime attività in altre parti del territorio pratese). Una strategia "selettiva" e "mirata", che non soltanto è stata incapace di affrontare i nodi che collegano l'attività dei pronto moda alla filiera dell'abbigliamento, ma che ha rappresentato sul piano simbolico un modo assolutamente geniale di aiutare un distretto industriale che esporta ancora i suoi prodotti nei mercati internazionali: una vera "campagna promozionale", certamente - quella sì - diseducativa.

Ricordiamo ancora al sindaco che in passato c'erano voluti un paio di decenni per passare da una immagine di città degli stracci ad una più luccicante di città della moda e del made in Italy. C'era voluto molto lavoro degli imprenditori e degli operai; molti investimenti e operazioni culturali di rilievo internazionale (la Storia di Prato di F. Braudel, i teatri Metastasio e Fabbricone, il Centro Pecci - già, il Centro Pecci e la degradante vicenda della selezione del nuovo direttore), ma anche importanti investimenti pubblici (depurazione industriale, Interporto, il Museo del Tessuto nella ex Campolmi, tutti finanziati dai fondi europei impiegati con grande lungimiranza istituzionale). L'elevata concentrazione residenziale degli immigrati cinesi si è sviluppata attraverso transazioni e contratti tra privati cittadini e questo è potuto accadere anche in conseguenza dell'incapacità dell'amministrazione di Cenni e di quelle precedenti di intervenire per correggere ciò che stava avvenendo. Ma è proprio questo che Secchi intendeva. Se ci fosse stata maggiore attenzione alle caratteristiche del Macrolotto 0 e se si fosse tenuta in maggiore considerazione la qualità della vita dei residenti, invece che l'interesse economico di alcuni di loro (che peraltro, come mostrano i dati dei censimenti, avevano già lasciato il quartiere per le villette e i condomini della periferia), probabilmente il Piano Secchi sarebbe stato declinato in azioni concrete e si sarebbe lavorato sulla diversità, anziché sulla separazione come ha fatto e intende fare la sua Giunta.

Non ci salverà l'ideologia della separazione, caro sindaco, ma solo la capacità di stare nel mondo e di far valere le nostre capacità (e per fortuna i pratesi ne hanno molte). Il Macrolotto 0 è l'ossessione della Giunta. Non essere riusciti a cambiare nulla in una intera legislatura è lo stigma di Cenni e Milone, non certo il nostro».

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