Il Tirreno

Prato

Per salvare le Cascine via gli speculatori

di Cristina Orsini
Per salvare le Cascine via gli speculatori

Gian Antonio Stella, editorialista del Corriere, porta la Fattoria a Sanremo. La storia di Milano Visconti made in Berlusconi

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PRATO. Le Cascine di Tavola sul palco di Sanremo. Una prima, non c'è che dire. E con la Fattoria di Lorenzo il Magnifico che si sgretola mattone dopo mattone, anche il crollo di 40 metri della mura medievali di Volterra perché è piovuto troppo. A portare sul palco più famoso d'Italia il disastrato patrimonio artistico italiano, è stato l'editorialista del Corriere della Sera Gian Antonio Stella nella seconda puntata del Festival.

Stella, come si è sentito sul palco di San remo?

«Devo dire che a parlare di certe cose ti senti fuori posto spesso, non solo a Sanremo. Diciamo che sono temi sui quali ci si sente soli spesso».

Sul Corriere della Sera ha dedicato un lungo articolo alle Cascine di Prato, ne ha parlato a Sanremo. La fattoria del Magnifico le sta particolarmente a cuore?

«E' un posto talmente bello che grida vendetta vederlo in quelle condizioni».

Capita solo in Toscana?

«Proprio ora sto tornando da Trino un paese in provincia di Vercelli dove c'è la Cascina di Cavour. Doveva essere bellissima ma la casa padronale che era piena di affreschi e di marmi è stata completamente saccheggiata come la reggia Borbonica di Campitello in Campania. Quindi non è una questione di nord, sud o centro Italia. Certo, che capiti in Piemonte, nella Padania... I ladri hanno portato via tutto, camini porte, cancelli anche gli affreschi. Una cosa infame. E lo stesso è capitato a Prato, alle Cascine, che hanno 300 anni di più e un valore particolarmente alto. Anche nel rapporto con l'immaginario collettivo dei visitatori stranieri. Se uno stato straniero più serio del nostro avesse le Cascine, con quello che hanno significato e con le suggestioni che si trascinano dietro per le gradi feste, le corse che lì si facevano, è chiaro che sarebbero state restaurate, si sarebbe fatto un progetto cercando di capire come meglio usarle e oggi sarebbero vive invece di essere lì, morte e scorticate”.

Il bando per la vendita all’asta del complesso è pronto. Saranno vendute a saldo per soli 6 milioni. E’ giusto che tornino in mano pubblica?

«Certo che devono tornare in mano pubblica. Perché se il privato ha in mente solo di farci mini appartamenti, vade retro, non esiste. Se invece il privato proponesse una cosa seria allora sarebbe diverso. Si può fare un investimento per rientrare con un guadagno del 20 per cento, oppure con un guadagno dell'80. Se il privato punta all'80 e quindi alla speculazione, neanche morto ti do le Cascine. Se invece è disponibile a trovare una mediazione attraverso la quale guadagna lui ma guadagna anche il pubblico, allora sì: tappeti rossi al privato che fa un progetto appena decente».

Ha qualche esempio da fare?

«Ho in mente quello che non si deve fare. Mi riferisco alla storia del Castello di Cusago vicino Milano, la capitale morale d'Italia, lo dico tra virgolette, con ironia. Al Castello di Cusago che è bellissimo ed è stato il castello di caccia di Lodovico Il Moro, quando uno dei signor di Milano, non ricordo quale, era diventato talmente grasso che non riusciva più a salire a cavallo e veniva portato al castello in barca con un cavallo che tirava su una sponda del fiume e un altro che tirava dall'altra parte, bè il castello di Cusago, anni fa, fu comprato da un signore che gli italiani conoscono. Si chiama Silvio Berlusconi. Comprò anche tutta la terra attorno. Allora, sulla terra del castello di Cusago, Berlusconi fece una cosa tipo Milano 2, un quartiere "modello" e lo chiamò Milano Visconti, si impossessò del nome e lasciò che il castello andasse in malora. La stessa identica cosa che stava per accadere alle Cascine di Tavolo. Con questo voglio dire che, se un imprenditore non si pone il problema di non stuprare alcune cose, allora è meglio che se ne stia alla larga».

Anche lo stato non se ne mette più di tanto. Pompei cade a pezzi, le mura di Volterra anche. Perché accade: non ci sono soldi o è follia?

«Anche quando avevamo soldi succedeva lo stesso. A Trino a duecento metri dalla Cascina di Cavour lo Stato ha speso un miliardo di euro per costruire una centrale che prima doveva essere nucleare poi è diventata a gas. E’ rimasta in funzione qualche anno poi è stata abbandonata. Noi italiani abbiamo fatto molto raramente delle scelte concentrate sulla bellezza, sul territorio e sulla possibilità si guadagnare sul territorio».

E per le mura di Volterra incuria o pioggia?

«Ma non è questione di pioggia… Allora che si fa, ogni volta che c'è un'annata di pioggoia ci si rassegna al disastro? Dipende tutto da come sono fatte le cose. Dalla prevenzione, da ciò che si fa negli anni in cui non piove tanto. Ora è evidente che le mura di Volterra vanno ricostruite altrimenti chi malediciamo il cielo o noi stessi che non abbiamo fatto la corretta manutenzione?»

Questa sciatteria da che dipende?

«Da diversi fattori. Il primo è che l'Italia, è vero, ha tante bellezze, che è un bene ma è anche una maledizione. Nel senso che c'è l’ idea che siccome abbiamo tanta roda: Venaria, Moncalieri e poi c'è Firenze, gli Uffizi, c'è Fiesole perché spendere soldi anche per la Cascine di Cavour o la Fattoria del Magnifico? Questo è un punto. Il secondo fattore, a mio avviso, è che l'Italia non ha mai capito fino infondo le potenzialità del turismo. Dice Jeremy Rifkin l'economista, che la grande industriale del futuro è quella del tempo libero e del turismo.C'è da tenere presente inoltre che negli ultimi due anni, 2012-2013, i turisti nel mondo sono aumentati di 150 milioni, e noi italiani abbiamo invece calato il fatturato del turismo del 2,4%.Questo perché abbiamo fatto scelte sbagliate. Faccio un esempio che non c'entra con la Toscana ma che è esplicativo: a nove chilometri da Piazza Armerina c'è un paese che si chiama Aidone, dove c'è il sito archeologico di Morgantina, molto malmesso ma molto interessante. E dove, soprattutto, è stata trovato la celeberrima dea di Morgantina che adesso, dopo essere stata rubata e essere rimasta per alcuni anni a Los Angeles, è tornata in Italia. E' stata collocata nel microscopico museo di Aidone. Invece di collaborare per creare un polo attrattivo, pieno di opere d’arte, i Comuni di Aidone e Piazza Armerini si fanno la guerra: ognuno pensa per sè, ognuno fa i suoi manifesti, il suo museo, il suo sito interne. Questa è l'Italia. Chiaro?»

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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