La manifestazione
Sgarbi torna in corsa per il Museo Pecci
Colpo di scena: il critico rivela il contenuto di una lettera del sindaco Cenni, è ancora tra i candidati per la direzione
PRATO. Tutto sbagliato, tutto da rifare. Vittorio Sgarbi torna in pista per la direzione del Museo Pecci. Il colpo di scena arriva nel corso della conferenza stampa convocata dal critico d'arte all'Art Hotel Museo. Sgarbi annuncia di aver ritirato il ricorso al Tar contro la sua esclusione dalla rosa dei papabili e la querela per diffamazione contro i tre membri della commissione che doveva filtrare le candidature.
Il motivo è semplice, spiega il critico sventolando una lettera firmata dal sindaco Roberto Cenni e datata 14 febbraio. «Non possiamo trasmetterle l'intero verbale della commissione - si legge nella missiva - ma soltanto informarla che la commissione ha incluso la sua candidatura tra quelle trasmesse al consiglio». È la risposta alla richiesta di accesso agli atti che Sgarbi aveva fatto in vista del ricorso.
Ma, a differenza di quello che tutti avevano capito, e indirettamente il sindaco Cenni confermato, c'è scritto a chiare lettere che Sgarbi figura ancora nella lista dei candidati. «E ora chi mi esclude? - scherza il critico - Il consiglio direttivo? Potrebbero farlo solo se dicessero che Sgarbi è troppo per loro. Se scelgono me, scelgono il capo del'antimafia della cultura, altrimenti fanno un concorso esterno in associazione mafiosa».
Un vero colpo di scena, insomma, che si presta anche a qualche dietrologia. Se è vero che Vittorio Sgarbi fin dall’inizio non è stato escluso dalla lista dei papabili, perché in tre settimane nessuno lo ha fatto presente? Mentre i giornali davano ampio spazio alle polemiche intorno alla vicenda, con gli acuti dello stesso Sgarbi che dava degli incompetenti, per usare un eufemismo, ai tre membri della commissione e augurava al sindaco Cenni di annegare in un canale, nessuno ha sentito il bisogno di chiarire che la premessa era sbagliata, come ha detto Sgarbi, e cioè che il critico non era stato escluso dalla lista dei candidati. Del resto anche ieri Francesco Perretta, amico di Sgarbi, ha ribadito che la notizia dell’esclusione del critico dalla rosa dei papabili gli era stata confermata da uno dei tre membri della commissione, Fabio Gori.
E allora viene il sospetto che possa esserci un’altra verità, cioè che Sgarbi sia stato escluso e poi reintegrato della lista dopo il clamore delle polemiche a cavallo tra gennaio e febbraio. Sia come sia, ora la partita è di nuovo aperta e Sgarbi ostenta sicurezza. E’ convinto che alla fine il direttore del Pecci non potrà che essere lui, in forza dei titoli e della conoscenza dell’arte, non solo contemporanea. «In questo settore c’è un partito di cui non faccio parte - spiega - Quello di chi pensa che debba esserci una linea, sono simili ai funzionari dei partiti politici».
Le parole che ha pronunciato in una recente intervista a Controradio sul sindaco Cenni, accusato di dire una cosa e poi farne un’altra, sembravano aver chiuso definitivamente la porta del Pecci a Sgarbi, ma evidentemente non è così, anche se il critico non le manda a dire al sindaco. Lo definisce “coglione”, così come se stesse o i cronisti che gli stanno davanti. Lui per aver creduto a una cosa non vera, il sindaco per non aver saputo gestire la situazione, i cronisti per non aver trovato la notizia, anche se ammette che lui stesso fino a ieri l’ha tenuta riservata. Se davvero Sgarbi diventerà direttore del Pecci, ne vedremo delle belle.
Paolo Nencioni
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