Il Tirreno

Prato

La Fondazione si dà una scossa e si apre alla città di Prato

di Ilenia Reali
La Fondazione si dà una scossa e si apre alla città di Prato

Intervista alla presidente Fabia Romagnoli, che racconta cosa accade dietro le quinte e cosa ha in mente per il futuro

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PRATO. Una Fondazione più aperta alla città. Per la città. E' questa l'idea che ha l'imprenditrice Fabia Romagnoli per la Fondazione cassa di risparmio che presiede da qualche mese. Una Fondazione intesa non solo come luogo dove bussare in modo referente per chiedere contributi ma ente amico con cui collaborare per costruire il futuro della città. «La Fondazione è un bene della città», sottolinea Romagnoli che non si tira indietro dall’ammettere che c’è da fare qualche passo in avanti per aprirsi all’esterno e rendersi più trasparente.

Un percorso già cominciato e che Romagnoli porta avanti, passo dopo passo, mostrando che qualcosa sta cambiando in uno dei luoghi considerati, da sempre, più lontani dai pratesi. Un luogo per pochi, simbolo del potere di Prato, che se si volesse dire utilizzando lo slogan di Renzi,cambiaverso.

Presidente Romagnoli, la Banca Popolare di Vicenza ha dato il via a un nuovo aumento del capitale sociale. Una ricapitalizzazione da un miliardo di euro. La Fondazione che presiede è interessata a aderire?

“Ancora non sappiamo se sottoscriveremo l’aumento di capitale della Popolare di Vicenza. Ho saputo anch’io la notizia dai giornali. E quindi non ne abbiamo parlato neppure informalmente in Fondazione. Sarà un argomento da affrontare insieme al comitato di indirizzo. L’ultimo aumento di capitale della Popolare di Vicenza, nell'estate del 2013, non è stato sottoscritto perché i nostri organismi erano in prorogatio e si è preferito non affrontare questo argomento. In questa occasione ne parleremo ma abbiamo tutto il tempo. Il prossimo incontro del Comitato avevo pensato di convocarlo a marzo ma non con questo tema all'ordine del giorno. Abbiamo la possibilità di aderire come già soci. Per quel che mi riguarda ho perplessità perché avendo deciso di andare verso una diversificazione degli investimenti non so quanto ci possa interessare”.

Il presidente Zonin ha dichiarato ai giornali nazionali che con le eventuali nuove aquisizioni pensa a creare un polo bancario ben radicato nel Veneto. Un ulteriore allontamento della ex Cassa di Riparmio di Prato da questa città almeno per quanto riguarda le priorità. Lo crede anche lei?

“Può darsi si tratti di un allontamento ulteriore ma non possiamo dirlo con certezza. Una scelta della banca potrebbe anche essere quella di controbilanciare la concentrazione su quell’area geografica con investimenti anche qui nel Centro Italia. Per noi, come Fondazione, le priorità sono avere la sicurezza di mantenere il patrimonio - e da qui la scelta di diversificare - e l’assicurazione di un rendimento discreto per poter investire sulla città. Il rapporto che la Popolare ha con Prato non è prioritario per noi. Teniamo ad avere un’autonomia nelle scelte nell’interesse della nostra città che è Prato. Tutto il resto viene di conseguenza. Se la Popolare di Vicenza verrà considerata come banca del territorio ci potrà essere un rapporto privilegiato altrimenti sarà considerata come gli altri istituti di credito”.

I rapporti tra Fondazione e Popolare di Vicenza come sono oggi?

“Direi che abbiamo con la Banca rapporti tranquilli, di chiarezza. Abbiamo recentemente rinnovato degli investimenti e abbiamo avuto incontri assolutamente distesi. Abbiamo ottenuto condizioni buone e un tasso migliore rispetto al precedente. La sensazione è che la Popolare voglia salvaguardare e mantenere i rapporti con i rappresentanti della nostra città”.

Anche se diversificare significa variare il tipo di investimenti e anche le controparti di riferimento?

“Il piano di investimento e diversificazione del patrimonio è tutto da studiare . E' stato dato un indirizzo e ora il cda dovrà elaborare delle proposte . Avremo tutto il tempo necessario per confrontarsi”.

La sensazione è che la Fondazione con la sua elezione abbia voglia di cambiare. Nel modo di partecipare alla vita della città, nella comunicazione all'esterno e anche nel ruolo che avrà nel prossimo futuro. Quali sono i progetti a cui parteciperete?

“Io vorrei che fossimo propulsivi affinché la città faccia sistema in modo che tutti insieme si possa trovare dei progetti per Prato da realizzare. Immagino una Fondazione che in questo ha un ruolo strategico, di punto di raccordo tra le varie realtà in modo che dal dialogo venga fuori qualcosa di veramente utile. Penso a una Fondazione che faccia da coordinamento. A gennaio si sono riuniti nello stesso momento il consiglio di amministrazione e il Comitato di indirizzo con invitati il sindaco, il presidente della Provincia, il vescovo, il presidente della Camera di commercio e il presidente del Museo del tessuto. L'obiettivo era capire cosa ritenessero la città avesse bisogno e quali erano le priorità. Sono venuti fuori alcuni temi come l'esigenza di un coordinamento dell'attività culturale e museale ma anche la necessità di un intervento forte dal punto di vista del sociale su cui incrementeremo il nostro intervento a sostegno delle realtà che operano già in città come la Caritas, l'Emporio, la Mensa dei poveri. Tre realtà ma solo per fare alcuni esempi. E poi c'è l'esigenza di spronare la nascita di realtà imprenditoriali con il fondo Santo Stefano che è stato un po' fermo per la nostra esigenza di sciogliere alcuni nodi ma che è pronto a riprendere il consueto ritmo”.

Come nasceranno i nuovi progetti da portare avanti e finanziare? Due anni fa, Andrea Cavicchi come presidente del Museo del tessuto (e insieme ai rappresentanti di varie realtà cittadine) organizzò una manifestazione “Comunicare il futuro” che aveva proprio l'ambizione di creare un contenitore di progetti.

“Siamo agli inizi ma visto che cita “Comunicare il futuro”... Con l'Unione industriale e la Camera di commercio abbiamo intenzione di riproporre qualcosa di simile. Un evento con spazi per presentare progetti, per ascoltare progetti di altre città e poi mettere in piedi dei tavoli di lavoro dove mettere insieme ed elaborare delle idee. Economia, cultura e sociale saranno le tre parole chiave intorno a cui costruire il futuro di Prato”

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