Il Tirreno

Prato

LA VERSIONE DELLA SOCIETà

«I patti erano chiari: ci pagano per il lavoro che facciamo»

«I patti erano chiari: ci pagano per il lavoro che facciamo»

PRATO. «Noi non abbiamo promesso un finanziamento, abbiamo fatto il nostro lavoro, che consiste nel favorire l’ottenimento della garanzia da parte di Fidi Toscana, e per quel servizio veniamo pagati»....

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PRATO. «Noi non abbiamo promesso un finanziamento, abbiamo fatto il nostro lavoro, che consiste nel favorire l’ottenimento della garanzia da parte di Fidi Toscana, e per quel servizio veniamo pagati».

Questa in sostanza la versione della società di consulenza, la società che ha curato la pratica per l’artigiano poi costretto a pagare una percentuale anche sul finanziamento non ottenuto. Versione affidata alle parole di un responsabile della società.

Insomma, dice la società, i patti erano chiari fin dall’inizio: nel contratto si stabiliva un compenso non per il finanziamento, che ovviamente è soggetto all’approvazione dell’istituto di credito, ma per l’attività di consulenza sulle garanzie.

«Siamo sul mercato dal 1995 - spiega il responsabile - e abbiamo aiutato decine di aziende del distretto pratese. Se non ci comportassimo in maniera corretta non saremmo ancora qui». Quanto al caso specifico, il responsabile prova a immaginare che cosa possa essere successo: «Di solito, in presenza di una garanzia di Fidi Toscana, la banca eroga il finanziamento, ma può anche non farlo, quando ritiene che il cliente presenti un eccessivo margine di rischio. Ogni pratica è diversa dall’altra».

«Nel 95% dei casi sono i clienti a portarci le banche con le quali poi stipuleranno l’accordo - aggiunge il responsabile - Ma in questo momento le banche sono in difficoltà e può succedere che l’intesa non vada in porto. Il nostro lavoro però non si ferma qui, se una banca nega il finanziamento il cliente può rivolgersi a un altro istituto di credito, e noi ci attiviamo per risolvere i problemi. Probabilmente lo abbiamo fatto anche nel caso di quell’artigiano». Il problema, per l’artigiano, è che la seconda banca a cui si era rivolto pretendeva l’acquisto di quote per 65.000 euro. (p.n.)

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