Sicurezza
Costretto a pagare per soldi non avuti
La storia di un artigiano a cui è stato negato un finanziamento: deve versare il 3% dell’importo alla società di consulenza
PRATO. Costretto a pagare a una società di consulenza il 3% di un finanziamento che in realtà non ha mai ricevuto. E' la storia di un artigiano pratese che martedì si è visto portare via dall'ufficiale giudiziario il furgone dell'azienda, in forza di un contratto firmato nel maggio del 2011 con una società di consulenza di Prato.
Tutto perfettamente legale, questo è bene chiarirlo subito. Quello che colpisce e che merita di essere raccontato, semmai, è il meccanismo in base al quale un'azienda in difficoltà può trovarsi a dover pagare migliaia di euro per un finanziamento che, come detto, non è mai arrivato.
La storia inizia nel maggio del 2011, quando l'artigiano, che chiede di non fare il suo nome per non avere altri problemi con le banche, si affida alla società di consulenza per ottenere da Fidi Toscana, la finanziaria della Regione, una garanzia sul finanziamento da 130.000 euro che ha intenzione di chiedere alla sua banca. Per questo l'artigiano firma un contratto con la società in base al quale la società di consulenza, in cambio dello svolgimento delle pratiche, percepirà 500 euro più Iva oltre al 3% più Iva da calcolarsi non sul finanziamento eventualmente ottenuto, ma "sul valore nominale del finanziamento indicato nella lettera di concessione della garanzia da parte di Fidi Toscana".
Cioè su quello che la società è riuscita a farsi garantire dalla finanziaria della Regione. Questo non significa che la banca apra immediatamente la linea di credito. E infatti accade proprio questo.
L'artigiano va in banca a chiedere quei 130.000 euro, garantiti al 60% da Fidi Toscana, e dopo una lunga istruttoria, a metà del 2012, ottiene un rifiuto. Evidentemente la banca valuta che anche quel residuo 40% sia un rischio troppo alto. Il motivo, secondo la società di consulenza, era che il cliente non aveva rappresentato correttamente lo stato dei suoi affari.
L'artigiano si sarebbe accontentato anche del 60% già garantito, ma le regole della convenzione stipulata tra Fidi Toscana e le banche sembra non lo consentano. Decide allora di rivolgersi a un'altra banca, ma gli chiedono l'acquisto di quote per 65.000 euro della banca, e non avendo liquidità non lo può fare. Se avesse quei soldi, non avrebbe bisogno di chiedere un finanziamento in banca. La storia sembra finita lì, ma ci sono le competenze da pagare alla società di consulenza, e sono dolori. A giugno 2013 l'avvocato della società scrive all'artigiano e chiede il versamento dei 500 euro oltre ai 4.200 a titolo di percentuale, sul finanziamento non concesso.
L'artigiano si consulta col suo avvocato e scopre che deve pagare, perché ha firmato un contratto che prevede proprio questo. La richiesta si trasforma in un decreto ingiuntivo, che viene eseguito martedì con la requisizione del furgone, perché nel frattempo alle competenze si sono sommati gli interessi e le spese legali e il conto è di circa 7.000 euro. «Non so se sono stato incosciente - commenta l'artigiano - Ho immaginato che avrei speso solo quei 500 euro e non anche il 3% su quello che non ho avuto. Se un'azienda è in difficoltà, quando gli succede una cosa del genere è come sparare sulla Croce Rossa».
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