Toscana
Mio marito, muratore senza lavoro, costretto a emigrare in Germania
PRATO. Il lavoro che non c’è. Dramma di vite ordinarie che piega intere famiglie e costringe a mille sacrifici. La cosa pare stia portando ad una nuova ondata di immigrazione verso paesi europei. Ne...
PRATO. Il lavoro che non c’è. Dramma di vite ordinarie che piega intere famiglie e costringe a mille sacrifici. La cosa pare stia portando ad una nuova ondata di immigrazione verso paesi europei. Ne è un esempio la scia di quanti stanno lasciando il sud Italia in cerca di condizioni migliori, un po’ come hanno fatto i nostri antenati. Ed il fenomeno non lascia indifferente nemmeno Prato. Lo testimonia la storia di Maria Grazia Giaimo e del marito Antonio Costantino, una giovane coppia, lui 42 anni, lei 39, che abita a Prato. Quest’ultimo, infatti, sta pensando di emigrare all’estero. Qui in città, nonostante tutta la sua buona volontà e la giovane età, non riesce a trovare niente. Ed a costo di vedere poco la moglie e la figlioletta, sta pensando di trasferirsi in Germania. «Mio marito di professione fa il muratore in proprio – racconta la signora Giaimo – è un uomo volonteroso e ha sempre lavorato. Uno dei problemi è che veniva pagato con il contagocce. Le entrate sono poche e le spese tante, prima fra tutte il mutuo per la casa che ci siamo comprati. Poi, il lavoro è diminuito talmente tanto che Antonio non riesce più a fare nulla ed è da dicembre senza occupazione. A Stoccarda abitano dei fratelli e dei nipoti di mio marito. Lì, il lavoro c’è. Ma io come faccio ad andare? - si domanda Mariagrazia - Abbiamo una bambina di 15 anni che frequenta le scuole a Prato, non mi sembra giusto per lei. In questo modo mio marito tornerebbe in Italia solo una volta al mese». La Banca presso la quale è acceso il mutuo è venuta incontro ai coniugi fermandolo per qualche mese. «Poi l’istituto di credito ha voluto che continuassimo a saldare le rate. Hanno ragione – prosegue Mariagrazia - ma quel poco che abbiamo serve per pagare la spesa e le bollette. Ecco, quindi, che siamo arrivati a mettere in vendita la nostra abitazione. Se riusciamo a vendere l’immobile avremmo un po’ di respiro economico e prenderemmo in affitto un piccolo appartamento, basterebbero anche solo un paio di stanze. Fino a qualche anno fa lavoravo anch’io – aggiunge la donna – facevo la barista al bar della Croce d’Oro ma, una volta cambiata gestione, sono finita a casa. Ho 39 anni e non mi prende nessuno, mando curricula e richieste di lavoro ma niente da fare. Eppure la volontà ce l’ho tutta e mi adatto a fare qualsiasi tipo di attività». Se qualcuno fosse in grado di poter offrire un’occupazione ad uno dei coniugi può inviare una mail all’indirizzo maria.giaimo@libero.it.
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