Italia
Prato, la finta coppia di rifugiati kossovari in realtà era albanese
Lui 47 anni, lei 38 nei guai per truffa e false dichiarazioni. Oltre alla status di rifugiati, per molti anni hanno percepito sovvenzioni. La truffa è emersa quando i due hanno presentato in questura passaporti albanesi per inserirvi la figlia di 14 anni
PRATO. Si sono finti per dieci anni profughi kossovari ottenendo il permesso di soggiorno per protezione internazionale nonché sostegni economici e invece la polizia ha scoperto che si trattava di una coppia di albanese, lui di 47 anni, lei di 38, domiciliati in provincia di Prato. Proseguono le verifiche della "Squadra Espulsioni" dell'Ufficio Immigrazione, coordinati dal dirigente Gianni Cavallari, su pratiche di emersione da lavoro irregolare presentate da cittadini stranieri presso la Questura di Prato. Ilò caso più eclatante riguarda appunto la coppia di falsi kossovari arrivati in Italia nel periodo del conflitto balcanico.
La vera provenienza dei due è emersa quando, nel 2013, la coppia ha presentato presso la Questura di Prato, una pratica di aggiornamento della carta di soggiorno, volendo inserire sul documento anche la figlia che nel frattempo aveva compiuto 14 anni. Solo che hanno fornito passaporti rilasciati dalle autorità albanesi e non kossovare. Una contraddizione che non è sfuggita la personale della questura. Sono stati denunciati a piede libero per truffa aggravata e false dichiarazioni a pubblico ufficiale cosa che potrà avere conseguenze, in termini di rivalsa risarcitoria dello Stato Italiano, anche su tutti i benefici economici che nel frattempo avevano percepito nel loro lungo soggiorno in Italia.
Un’altra denuncia in stato di libertà per truffa e contraffazione del titolo di soggiorno, è scattata , sia di un pratese di 47 anni, in qualità di garante, che di un marocchino di 35 anni beneficiario della pratica di sanatoria. Inoltre sono finiti nei guai un sessantenne di Prato, il garante, denunciato a piede libero per truffa e falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico in relazione alla funzione svolta, e un trentasettenne cinese, denunciato per il reato di truffa.
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