Il Tirreno

Prato

In due senza lavoro Appello della moglie «Dateci una mano»

di Ilenia Reali
In due senza lavoro Appello della moglie «Dateci una mano»

Simona e il compagno sono stati costretti a chiudere il bar Hanno due figli e da 7 mesi non riescono a trovare niente

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PRATO. A luglio del 2013 ha dovuto chiudere il bar pasticceria che aveva aperto otto anni prima. Un investimento fatto con l’idea di lasciare qualcosa ai due figli piccoli. Un investimento importante che è arrivato ad occupare fino a 10 persone.

Oggi, Simona Poli, 44 anni, non ha più il suo bar pasticceria a Narnali e non ha più un lavoro. E disoccupato è anche il suo compagno, 51 anni, che qualche anno fa per aiutare la moglie nell’attività aveva lasciato il suo buon lavoro da retail manager per la Guess.

In quattro ora vivono con 600 euro al mese, una parte della rata (il netto della cifra che va per rientrare dei debiti rimasti) che viene pagata loro da chi ha rilevato il locale e il timore di trovarsi in una situazione che non cambierà. Sia Simona, che prima dell’attività lavorava come impiegata commerciale, sia il marito infatti non riescono a trovare niente nonostante entrambi abbiano esperienze alle spalle e un buon curriculum. «Abbiamo chiuso l’attività perché non ci rientravamo più. Quando aprimmo nel 2005 le cose andarono subito bene. E dopo un po’ di tempo anche il mio compagno, che pur aveva un buon lavoro, ritenne di venire a seguire con me l’attività dato che da sola non ce la facevo più. Poi dal 2008 le cose si sono messe male. Un po’ per la chiusura di aziende che erano vicine al bar e un po’ per la crisi che ha colpito la città gli affari sono andati sempre peggio. Abbiamo cercato di resistere ma poi siamo stati costretti a cedere l’attività rimanendo con diversi debiti a causa dell’investimento iniziale non ancora saldato».

Doveva essere come cambiare capitolo alla propria storia. E Simona Poli, che per passione scrive anche dei libri, non aveva paura. «Infondo avevamo alle spalle entrambi esperienze professionali interessanti, una buona cultura, conoscevamo tanta gente e siamo considerati persone affidabili. Credevo che avremmo trovato e invece a distanza di mesi niente. Nessuno dei due. Abbiamo inviato curriculum, chiesto a amici e conoscenti, girato le agenzie interinali e i centri per l’impiego di Prato, Firenze e Pistoia. Ai colloqui ci viene detto che siamo troppo vecchi».

Simona nei giorni scorsi ha fatto un appello sul suo profilo Facebook. «Finora mi ero riguardata. Non fa piacere mettere in piazza la propria condizione ma non so più cosa fare, a chi chiedere. Ci piacerebbe a entrambi tornare a fare quello che facevamo ma siamo disponibili a fare qualunque cosa. Ne abbiamo bisogno, abbiamo due figli. Io sono disponibile a fare la badante, la baby sitter ma sembra che nessuno abbia un lavoro da offrire. Ogni mattina alzarsi è sempre più difficile: viene lo sconforto e soffri anche quando senti parlare tutti di disoccupazione giovanile. Io so che è vero, che i giovani devono poter costruire il loro futuro ma non posso che dire: “E noi, noi ultraquarantenni?”».

Chi avesse un’offerta per Simona o il marito ma anche avere i loro curriculum può contattare Simona alla mail simonapoli3@gmail.com

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